Breaking News L'editoriale — 11 febbraio 2011
Colombia: differenti visioni delle FARC-EP

ESP: Mientras son iniciadas de parte de las FARC las liberaciones de algunos miembros del Gobierno colombiano en rehén, nace una reflexión sobre las diferentes visiones que se tienen de estos grupos, que utilizan a la guerrilla y la lucha armada como método para oponerse al sistema político y proponer a una alternativa socialista.

IT: Mentre sono iniziate da parte delle FARC le liberazioni di alcuni membri del Governo Colombiano presi in ostaggio, nasce una riflessione sulle differenti visioni che si hanno di questi gruppi, che utilizzano la guerriglia e la lotta armata come metodo per opporsi al sistema politica e proporre una alternativa socialista.

Con il rilascio di un esponente del governo colombiano avvenuto ieri, si torna a parlare delle FARC, le Forze Armate Colombiane fondate nel 1964 ed ispirate ad ideologie della sinistra bolivariana.

Difficile e presuntuoso voler ripercorrere nel dettaglio i fatti in poco spazio, ma la sintesi ci permette di poter esprimere con chiarezza alcuni concetti importanti.

Le FARC-EP come si definiscono, vorrebbero essere, e non sono, l’esercito del popolo. Un popolo che dovrebbe insorgere e ribellarsi ad uno stato schiavo degli Stati Uniti e iniziare a pensare in modo indipendentemente per il bene del popolo.

Il fine di questi, come gli si voglia chiamare, “gruppi terroristici” o “forza belligerante di un conflitto civile”, è la difesa dei cittadini colombiani più poveri e vittime della politica Governativa selvaggia, che espropria, usa la violenza, privatizza e calpesta i diritti dell’individuo.

Attraverso la lotta armata si cerca di destabilizzare l’operato del Governo, e attraverso il controllo di intere zone del territorio riuscire ad influenzarne le scelte ed instaurare un sentimento popolare d’astio e ribellione in grado di rovesciare l’ordinamento ufficiale e rimpiazzarlo con una repubblica socialista.

La storia della Colombia è una storia non semplice, fatta di abusi, di guerre e violenze anche su contadini che si erano organizzati indipendentemente e pacificamente in regioni quali Tolima e Huila.

Capita anche che si senta un’altra versione delle FARC. Una versione sostenuta anche da alcuni ambienti della sinistra radicale italiana. Per costoro le FARC-EP e similari, sono un esempio di resistenza, un capro espiatorio utilizzato dal Governo corrotto per attribuirgli ogni tipo di reato. Tale versione inserisce le FARC in un’ottica nuova, una “associazione” che promuove la cultura, la vera informazione e che sostiene con grandi sforzi i contadini incentivandoli a cambiare coltivazione. I membri delle FARC opererebbero in totale armonia per un unico scopo e non avrebbero nulla a che fare con il narcotraffico. Anzi, sarebbe il governo stesso a giocare sporco e utilizzare gli stessi narcotrafficanti per affrontare e debellare questi gruppi armati rivoluzionari.

Un intervento sul nostro account in facebook parla chiaro e ci conferma: “Anni fa ho intervistato il portavoce in Europa delle Farc-Ep, mi raccontava cose diverse, come che nelle file della guerriglia si arruolavano sempre di più militanti dei diritti umani e varie ong, sindacalisti e studenti, che se restavano in città finivano sgozzati dai squadroni della morte al servizio del presidente di turno. Ai più giovani, prima di imbracciare un AK47, obbligavano a terminare gli studi, spingendoli preferibilmente a studiare infiermeristica per poter essere più utile negli ospedali del territorio controllato dalla guerriglia, che a quei tempi arrivava fino al 40% dell paese.
Nel territorio controllato dalle Farc-Ep la coltivazione di coca è combattuta incentivando i contadini a piantare altro e acquistandogli molti alimenti e con i narcotrafficanti non c’è mai stato un rapporto amichevole, anzi molto spesso il governo si serviva anche di loro
”.

Tralasciamo il fatto che un portavoce delle FARC-EP ha più di un semplice interesse a rilasciare una versione del genere. Tralasciamo anche il fatto che si dovrebbe fare una attenta valutazione della propria fonte. Questo non toglie che tale versione sia sostenuta dai paladini della vera libertà, quella sociale, dove lo Stato, fatto di uomini, s’innalza e porta avanti valori del socialismo anche se nelle libere elezioni sceglie il contrario.

Una versione secondo cui ristabilire uno stato sociale è compito della guerriglia e delle armi.

Non stiamo a difendere il Governo Colombiano, non bendiamoci gli occhi con il quadro macroeconomico e quello degli equilibri finanziari, dal cui diktat emergono le decisioni politiche ufficiali a prescindere da quale sia il volere dell’uomo politico del momento.

Qui non si parla di rovesciare il Governo Colombiano. Cosa si risolverebbe? E rovesciare in che modo? E a quale prezzo?

Mi ha rattristito l’immagine di un ragazzo, che prima termina gli studi e poi abbraccia un AK47, che intuisco appena, essere uno strumento di morte.

Ancora c’è chi vede in queste organizzazioni lo strumento per emergere da un disagio morale che vi sarà sempre. Non capisce che non esiste l’esercito del male e quello del bene, se entrambi sono pronti a sfidarsi con le stesse armi semplicemente per far valere la propria concezione della realtà.

Anche noi denunciamo i mali, i soprusi e gli abusi che ci saranno sempre e che per questo necessitano di una lotta continua, a livello morale. Ma la lotta armata è lo strumento errato che nasce dalla disperazione e che si alimenta dall’ingiustizia.

Dietro il concetto di terrorismo, gruppo armato, guerriglia, vi è sempre quello della sofferenza e del risentimento, di una reazione ad un torto fatto che crea un vortice di violenza difficile d’arrestare in nome di valori, emozioni o stati d’animo che contaminano ogni essere umano differenziandolo così tanto dalle altre specie animali eppure avvicinandolo così tanto all’aspetto più involuto della bestia: quello dell’utilizzo della violenza.

Inutile andare a proporre la propria ideologia, sfruttando la propria logica per predisporre una struttura organizzata alternativa costruita per destabilizzare i già precari equilibri vigenti.

Oggi la Colombia sta vivendo un notevole incremento dell’industria turistica, un aumento del PIL che la porta ad essere il quarto ”braccio” economico della zona latinoamericana e ahimé, una continua fonte d’iniquità nella distribuzione della ricchezza. E’ questo il fattore che porta i contadini a sopravvivere con le coltivazioni illecite.

In questo clima però, si avverte anche un cambiamento positivo e ciò è testimoniato anche da gruppi aziendali, specie nel ramo delle telecomunicazioni, che delocalizzano in queste regioni, creando forza lavoro ed alternative concrete per i lavoratori.

fonte foto: internet

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(1) Reader Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *