Breaking News L'editoriale — 22 aprile 2014
Coca Cola, “la bevanda della felicità”

Da Palermo-Inés Kainer

Ines, nostra collaboratrice, rappresenta la componente della redazione più “radicale”. Si può concordare o meno con il pezzo, ma Ines scrive sempre con la massima trasparenza e sincerità i propri pezzi e per questo è un onore ospitarli. La Redazione si astiene però da ogni accusa lanciata allaCoca COla Company. 

Pubblicità convincente giacché, ogni secondo si consumano nel mondo 18.500 lattine…

L’Impero della Coca-Cola possiede anche altri marchi di bevande sparse per il mondo che sono poi vendute in oltre 200 paesi (ndr: non in Bolivia, dove il Primo Ministro Evo Morales ne ha bandito l’uso alla fine del 201 per motivi legati a quanto pare alla correlazione tra il consumo di bevanda e l’insorgenza di ictus, infarti e tumori)

Quello che il suo marketing multimiliardario chiama, “felicità”, “scintilla” o il “sorriso” della vita per chi la beve, nasconde degli orrori contro i diritti umani,  occasionati dallo sfruttamento dell “uomo contro l’uomo”.

Penso che ogni individuo che sia informato come, questa mega multinazionale ferisce la razza umana, mai più potrebbe bere un sorso della bevanda più pubblicizzata al mondo. 

In Colombia da sempre il marchio è oggetto di controversie, soprattutto per motivi sindacali e altri storici.  Otto dipendenti furono assassinati ed altri 65 hanno denunciato minacce di morte. Ogni diritto sindacale pare essere accomunato a tentativi di terrorismo contro le attività della compagnia.

E dal momento che questi crimini sono  stati commessi fuori del territorio degli Stati Uniti, il governo statunitense tanto attento al rispetto dei Diritti Umani, (come fa con Cuba) non ha preso alcun provvedimento per fare quantomeno chiarezza sugli episodi.

Gli abusi della Coca Cola contro i lavoratori sono disseminati in tutto il mondo, specialmente nei Paesi poveri, come Guatemala, Perù, Cile, Messico, Brasile, Panamà ma alla lista si posso benissimo aggiungere Russia, Australia e molti altri.

In India la Coca Cola ha sede negli Stati di, Rajastàn. Uttar Predesh, Kerata, Maharastra. Stati che, sono in guerra aperta contra la multinazionale giacché hanno esaurito le riserve d’acqua che erano destinate all’ utilizzo delle famiglie e per l’agricoltura.

Casi simili accaduti nel Chiapas e il Salvador.

In Turchia, nel 2005 i lavoratori denunciarono torture per uno sciopero, da parte di poliziotti assoldati della stessa impresa. Ogni scenario di intimidazione ha sempre il fine di contenere i costi ed evitare che i diritti sindacali influiscano sugli utili.

Repressioni sanguinose, sono state anche denunciate in Africa, Colombia, Venezuela e nelle Filippine conto sindacalisti.

In Messico, d’accordo con i Governi , hanno comprato enormi riserve acquifere lasciando intere popolazioni indigene senza acceso all’acqua potabile. Da far notare che il Presidente Messicano Vicente Fox, (2000-2006) fu anche Presidente della divisione latino americana della Coca Cola.

C’è un Documentario chiamato “Nuestro veneno cotidiano” , della giornalista Marie M. Robin che spiega i danni fisici che comporterebbe la bevanda della “felicità”:

“Le alte concentrazioni di zuccheri semplici ed aromatizzanti su cui mai è stato sciolto il riserbo instaurerebbe un meccanismo di dipendenza nei confronti della bevanda, e l’ utilizzo eccessivo di aspartame, consumato frequentemente sarebbe associato ad un aumento dell’incidenza di patologie tumorali.”

Ogni uno di noi, può fare la sua scelta, consumarla o no.

Personalmente ritengo che non dovrebbe essere comprata, bevuta, per un gesto di solidarietà a favore e appoggio di tanti lavoratori torturati, ammazzati, per una sola finalità:

 IL fatturato annuo è pari a 46,8 miliardi di dollari.

Un commercio i cui numeri fantascientifici si basano sulla pelle dei nostri simili, sugli esseri umani, laddove la Coca Cola respinge i tentativi esterni di richiedere un codice etico da seguire nelle varie attività produttive.

Per tutto questo e altro ancora, boicotto la Coca-Cola

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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