Breaking News U.S.A & America Latina — 17 dicembre 2010
Ciudad Juarez: storia dell’inferno in terra

Al 30 Novembre in Messico fonti ufficiali governative diramano le morti correlate alla guerra del narcotraffico:

12.456 morti nel 2010

30.196 negli ultimi 4 anni

Alle 20,15 p.m., ora italiana,  del 15 Dicembre, sono 3000 le persone uccise a Ciudad Juarez. 140 i poliziotti in servizio che hanno perso la vita durante le operazioni antidroga.

Cuernavaca (Messico) Soldati messicani arrestano un 14enne, sospettato di essere un killer assoldato dai cartelli del narcotraffico. foto: Los Angeles Times

Nessuna guerra ufficiale  in corso, se non quella al narcotraffico.

Il trend che testimonia l’escalation di violenza lascia impietriti e ci si chiede quando si toccherà la punta dell’iceberg e quando si deciderà di intervenire con la dovuta pesantezza per sradicare il fenomeno sociale fuori da ogni controllo.

vittime 2006: < 300

vittime 2007: 300

vittime 2008: 1500

vittime 2009: 2656

vittime 2010 (al 16 Dicembre): 3010.

Allo stesso tempo ci chiediamo in cosa consista “la giusta pesantezza”: se mancano strutture in grado di costruire socialmente il popolo, o se intervenire militarmente, come quando il Plan Colombia bla bla bla, completare…Ci si chiede se lo Stato Messicano si adoperi con effettivo impegno nella lotta al narcotraffico o se, il Presidente Felipe Calderon, come risulta dai documenti della diplomazia americana svelati dall’ormai celebre sito Wikileaks, sia complice bla bla compelta

Le vittime però non sono solo quelle legate alla guerra tra bande. Le vittime sono donne, bambini ed un numero enormemente alto di civili, che a Ciudad Juarez ha la propria casa, le proprie radici, il proprio lavoro che cerca di portare avanti onestamente, stando fuori dalle vere e proprie esecuzioni che si susseguono.

In un arecente indagine condotto dal centro specializzato ?Mitofsky, il 59% degli intervistati dichiara che le bande armate sembrano avere la meglio sulle operazioni militari intraprese dal governo. 4 persone su 5 concordano nel dire che il Paese è più violento dello scorso anno.

La cittadina dello stato del Chihuahua, è sita nel nord del Messico, in prossimità del confine con gli Stati Uniti. Si percorrono le rive del Rio Grande, dove sorge la città El Paso, attraverso cui si accede alla baja California.

Juarez conta poco meno di 1 milione e mezzo di abitanti ed è la città più pericolosa al mondo.

La pericolosità della frontiera e la malavita dilagante che raggiunge la vicina San Diego, è diventata uno dei problemi cardine che il Governatore repubblicano Schwarzenneger ha dovuto affrontare, nel mandato appena concluso.  Qui la realtà è quella delle cifre da bollettino da guerra. Ci sono i morti ufficiali, cui le statistiche fanno riferimento. Vanno poi sommati tutti i casi di sparizione, generalmente di giovani donne sfruttate e sottopagate per lavorare in fabbriche dove la loro manodopera preziosa si riversa nel prezioso mercato globale.

Ogni cosa a Juarez perde il lato umano. Si avverte però la paura dilagante, quell’odore che passa per El Paso ed i vicini deserti. E’ lì che vengono giustiziate le vittime, o i membri di qualche banda rivale in un regolamento di conti. E’ frequente rinvenire resti umani e cadaveri. Altri sono sepolti o dati alle fiamme. Cenere che si mescola ad altra cenere.

Maquiladoras al lavoro in uno stabilimento industriale messicano

I bambini, linfa vitale per un tessuto sociale malato, sono sfregiati nella loro identità dagli scontri e dagli episodi cui devono assistere.

Gli educatori di vari programmi sociali riferiscono di giochi che si rifanno agli stessi episodi di violenza, ai sicari, ai killer, ai narcotrafficanti e agli agenti speciali. Molti di questi piccoli bimbi sono orfani. Le giovani madri semplicemente spariscono. A volte tornano, violentate, seviziate e psicologicamente marchiate. Reasta un’ombra, una macchia nella loro personalità che impedisce la ripresa din un qualsiasi rapporto con il prossimo.   Altre volte, delle maquilodoras, si perdono semplicemente  le tracce, e non resta più nemmeno l’ombra.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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