Breaking News — 14 ottobre 2010

 

Fonte foto: internet.

L’incredibile vicenda dei 33 minatori cileni rimasti intrappolati per 70 giorni nelle viscere della terra  è finalmente finita. Il crollo della galleria nella miniera di oro e rame a San Josè, che avvenne il 5 di agosto imprigionando i minatori a -700metri di profondità e che ha fatto rimanere con il fiato sospeso l’ intero Cile fino ad ieri, ora è solamente un brutto ricordo . È stata una complessa operazione di salvataggio, trasmessa nel dettaglio dalle televisioni di tutto il mondo, che ha visto l’impiego della capsula di salvataggio  Fenix 2 – una delle tre costruite – alta 4,5 metri e larga 55 centimetri, che ha risalito al ritmo di un metro il secondo, il tunnel scavato appositamente per riportare alla luce i minatori intrappolati.  Il primo minatore ad uscire è stato Florencio, subito trasportato in elicottero all’ ospedale di Copiaco. Da questo momento in poi la speranza di portare a termine il salvataggio è “esplosa” diventando  realtà .  Ad accogliere i minatori recuperati, le scene di giubilo e le lacrime dei familiari  e di tutte le persone che per due mesi hanno vissuto a Camp Esperanza, accampamento nato  subito dopo il crollo della galleria  nei dintorni della miniera. Le urla di gioia e gli abbracci di commozione hanno fatto il giro del mondo, ed ora che la tragedia, resa spettacolo e businness dai media, si è coronata di un lieto fine, si spera non sia ricordata e “sfruttata” solamente come tale.

Il pericolo che emerge infatti, è che, a fianco di 33 minatori diventati inconsapevolmente star dell’informazione mediatica, continuino a persistere la medesime condizioni di lavoro disumane per migliaia di loro colleghi. Solo se la vicenda diventerà esempio, e quindi basilare per prevenire nuove tragedie creando le situazioni di lavoro adatte, si potrà parlare di una conquista che non si limita alla salvezza di 33 minatori, ma ad una ben maggiore e che racchiuderebbe la messa in sicurezza di una intera classe lavorativa.

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È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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