L'editoriale — 06 febbraio 2010
CHIUSURA GSK VERONA: PREGI E DIFETTI DI SISTEMI DIFFERENTI

Da un fatto d’attualità, come la chiusura di un centro ricerche d’eccellenza di una grande multinazionale, all’esplorazione dei pregi e difetti di diversi sistemi politici, sempre alle prese con il detto secondo il quale l’illecito è sempre più veloce del lecito ad adattarsi alle falle, ai bug del sistema stesso. Quanto conta il lato umano, quanto quello sociale, quanto quello eocnomico, del profitto, degli investimenti, del progresso e come unificare i lati positivi esteripando quelli negativi. Il primo punto è identificarli senza pregiudizi e valutare una crescita che consideri ogni elemento, dando valenza negativa o positiva alle parole non per come risuonano ma a seconda del contesto di dove risuonano.

Una riflessione che nasce dal cuore. Come dovrebbe essere per ogni riflessione. Un briciolo di rabbia che prevede nell’analisi attenta e razionale di alcuni dati impugnati e che, costituiscono prove tangibili inopinabili.

Nel profilo che compare nel sito, in cui indico chi sono e cosa sta a significare la mia presenza nel portale This Is Cuba, esprimo l’intento di proporre una informazione diversa, una informazione come dovrebbe essere fatta per definizione, ma che per un motivo o per l’altro risulta sempre più impresa ardua portare avanti. Credo che per questo This Is Cuba sia una scelta vincente che avvicina tutti.

Mi piace un mondo che faccia riferimento al passato, sulla base delle conoscenza più moderna e che poggia fiero sullo sviluppo e sul progresso ma senza crogiolarsi nella gloria delle conquiste e dimenticando la storia. E’ grossomodo come il percorso che ognuno di noi intraprende sul posto di lavoro, o come quello di una azienda imponente che vuole crescere in sinergia col mondo esterno, grazie ad un contesto d’organizzazione interna definita.

Tutti lavoriamo, operiamo in diversi contesti e senza accorgercene impattiamo l’uno sull’altro sino a definire il concetto di società in cui viviamo, con i suoi aspetti positivi e negativi.

La giustizia è un tema delicato, ma che in This Is Cuba va toccato quando serve.

In questo caso parlo di un esempio italiano, ma vorrei confrontarlo con un differente sistema politico, quello cubano, per cercare di fare valutazioni o lasciandole fare a voi, sulla base di una riflessione che mi accingo ad esporre..

Un fatto di cronaca. Una azienda multinazionale farmaceutica ha chiuso il più grande centro ricerche privato d’Italia. Finisce così,di fatto, il periodo già travagliato dei ricercatori in Italia, figure specializzate che attraverso finanziamenti, contribuiscono a gettare le basi per lo sviluppo di nuove tecnologie, per l’avanzamento verso una società in grado di dare garanzie qualitative, dignità e fornire cure a basso costo per tutti coloro che ogni giorno periscono laddove ad oggi sono delineati i limiti della conoscienza umana.

In un’ottica dove tutto è proiettato a massimizzare utili in grado di accontentare un numero esiguo di azionisti, anche un contenimento della crescita di fatturato e ricavi comporta provvedimenti, che tengono perfettamente conto di plan all’interno dei quali il ragionamento non deve essere intaccato dall’aspetto umano. Plan corretti a livello razionale dove l’ottica è l’immediato, ma che tralasciano un lavoro d’analisi in prospettiva e certamente pericolosi quando li si inserisce in un contesto che dovrebbe tener conto anche delle conseguenze sulla società. Massimizzazione degli utili rosicati da parti terze e non determinati da un proseguo lineare con un preciso scenario macroeconomico in mente determina disequilibri abissali con i quali dovranno fare i conti le stesse aziende poco più avanti. Il nostro mercato poggia infatti su fattori regolati di grande equilibrio, in cui la ricchezza è creata, sia essa futile o meno, grazie ad un ciclo continuo, e se da qualche parte questo meccanismo inizia ad incepparsi, i problemi che vengono a galla possono essere o meno risolvibili. Arrivare a dei numeri migliori in termini di efficienza, attraverso un tamponamento di avvisaglio pericolo indica il malessere che è represso sempre più a stento.

Se l’efficienza, l’organizzazione sono supportati dal lavoro, dagli investimenti ogni elemento contribuisce a mantenere saldo un sistema. Ma se i numeri sono ottenuti senza il merito di strutturare alla base, di rafforzare il tessuto societario e sociale, se per ottenerli si scavano scorciatoie infime, quei numeri sono un danno. Un danno a livello umano, un presente roseo dal sapore avvelenato per il futuro, un danno sociale, un danno come valori e come idee, un regresso che non tiene conto della storia.

Cambiano i secoli, i quadri le forme, ma non cambiano i furbi e neanche chi dorme”.

Questo il ritornello di una canzone, che nella propria sinteticità è rappresentativa di una immagine molte forte, ed evidenzia come sembianze diverse plasmino pericolosamente le modalità con cui si ripetono i fenomeni più tristi vissuti dagli essere umani, quali la schiavitù.

Ognuno di noi ha contribuito al raggiungimento del progresso attuale e ognuno di noi ha il diritto ed il dovere di alimentarlo e preservarlo. Ognuno di noi ha partecipato attivamente pagando tasse che rientrano nella concessione di quei finanziamenti, che per quanto bassi,sono stanziati dallo Stato, così come ha partecipato indirettamente con il proprio potere d’acquisto nell’adoperare il prodotto su cui la ricerca stessa, ramo che ora viene a mancare, si era adoperata per sviluppare.

La ricerca è massima espressione di collaborazione tra menti, laddove è richiesta applicazione del singolo,spirito di collaborazione, umiltà di procedere per tentativi verso l’ottenimento di risultato solo ipotizzabile ma mai prevedibile

Ma l’esempio di una multinazionale che chiude per un risultato meno positivo del risultato stimato è un esempio che pende troppo verso la direzione del talento organizzativo del singolo ma che crea ripercussioni negative verso la società. Quindi gli elementi positivi che ha a disposizione, anche a livello di pregio personale come organizzazione ed ottimizzazione delle capacità, diventano un peso diabilico per la collettività, che pertanto non può splendere d’un profitto riflesso, di cui andare orgogliosa.

In questo caso i fattori umani e sociali non sono tenuti in considerazione e qui si abbatte la perfidia e la diavoleria d’un capitalismo, non in quanto tale, quanto piuttosto per essere in questo contesto utilizzato come veicolo per mettere in pericolo l’esistenza stessa di intere società, che sempre più crescono su d’un tessuto molle ed insidioso.

Vengono in mente i tre quarti della popolazione mondiale che non riesce a svilupparsi per una manciata di fattori che servono al mondo industriale ed occidentale per progredire. Un insieme di fattori, che non è possibile in questa sede sviluppare, in quanto comporterebbe intere lezioni d’economia per il sol fine divulgativo delle problematiche.

Ogni continente, ogni Stato, ogni popolo, dicevo prima, ha la propria storia e quindi le variabili insite nelle concezioni e nei livelli di sviluppo devono essere tenute a mente in una chiave di convivenza , soprattutto quando l’asse portante della politica economica degli stati “ricchi” in quest’ottica va ad intaccare paesi terzi, per la struttura stessa su cui è fatta, come la famosa legge della globalizzazione.

Anche il termine globalizzazione è un espediente che viene sovente macchiato di colori politici e per questo motivo le persone non sono spesso libere di pensare e riflettere al di fuori di quei luoghi comuni che nulla hanno di costruttivo. Globalizzazione, strumento indispensabile per la crescita in sistemi perlopiù occidentali, con riferimento al capitale, e che può avere ambo le valenze, positiva e negativa. E’ inutile quindi condannare o lodare un termine, un concetto a priori, se questo poi in sè non vuol dire nulla. E’ opportuno invece avere la mente sgombera delle dicerie del mondo dell’informazione preconfezionata, e valutarla caso per caso, senza le generizzazioni in cui sovente ci imbattiamo?

Che senso ha rispondere ad una domanda del tipo: “cosa ne pensi della globalizzazione?”. Innanzitutto: “qual’è il caso che devo valutare? Come si riflette questa opportunità in termini societari-sociali?”

Sappiamo bene che Cuba mette le proprie risorse a disposizione del proprio popolo, per cercare di garantire un basilare standard, e pertanto di dare dignità alle masse. Il concetto è semplice, come quello del libero commercio. Per definizione deve essere controllato e centralizzato nel potere, altrimenti verrebbero meno le condizioni a supporto. Mancano ahimé alcuni tasselli, quali l’applicazione del singolo laddove incidono le motivazioni e la crescita dello stesso a livello economico. Ciò, sovente, ostacola la creazione di strutture organizzate che vedono nei profitti uno strumento importante per consolidarsi.

Ritornando a ciò che è avvenuto, parlo di episodio negativo, inteso come involuzione del nostro sistema. Se tale sarà la direzione nella concezione economica comporterà altre decisioni ancor peggiori, con tante vittime per pochi eletti. E questo non è traducibile nelle capacità del singolo, laddove molti singoli sono figure ultrapsecializzate e devote al lavoro. E’ quindi il fondersi degli aspetti negativi di ogni sistema sopracitato; poca valorizzazione del singolo nella sua massima applicazione, sfruttamento completo delle posizione operative, inizio d’una convivenza con la precarietà, creazione di dislivelli sociali eccessivi, ed una produzione che non è più a vantaggio sociale, con una massa media colpita da decisioni di nicchia.

Il centro di ricerca è stato chiuso non per mancanza di soldi o altre aspetti che determinano uno stato di necessità. E’stato chiuso perché gli azionisti avevano deciso che il target prefissato a livello di utili aziendali doveva essere intorno ad un segno positivo del 14%. L’utile d’esercizio è stato invece di 3 punti inferiore. Di utile stiamo parlando. Di decine di milioni di utile, quindi di potenziali risorse per ulteriori investimenti e non il contrario. Ma si è deciso di superare comunque questo 14% con una riorganizzazione, ripeto non necessaria, che prevede la chiusura di sei centri, tra cui il più grande ed ormai unico in Italia e l’apertura di un nuovo grosso centro in Cina, laddove la manodopera costa meno, le regole qualitative a cui sottostare sono minori e dove possono essere condotti studi non permessi da noi, compresi quelli legati alla sperimentazione animale o su volontari.

E questo è l’altro aspetto che assume ora, una volta analizzato, una valenza negativa: la globalizzazione.

Ripeto: cambiano i quadri, le forme, non cambia i furbi e neanca chi dorme”

Detto, concedetemi la licenza, in dialetto veneto.


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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(1) Reader Comment

  1. Molto vero.
    Da rileggere a distanza di 12 mesi, dopo che la stessa azienda ha venduto il centro ricerche e dopo che (in data odierna) ha comunicato un ulteriore taglio di 250 posti di lavoro sulle persone rimaste

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