Chavez nuestro… Que estàs en Venezuela

di Inès Kainer

Cosi inizia la preghiera, rubata al pater nostro  dal suo popolo,  adattata  per Hugo Chavez, che da pochi giorni ci ha lasciato. Una notizia che addolora  tutto un Continente.

Il Presidente Chavez ha intrapreso il viaggio finale, fiumi d’inchiostri e mari di parole si spanderanno in tutto il mondo per giudicarlo, nel bene e nel male. Spetterà poi alla storia il compito di ringraziarlo.

Non voglio fare un manifesto politico per ricordarlo, preferisco raccontare l’Hugo Chavez uomo, che ho potuto ascoltare da vicino per ben cinque volte nel mio lungo girovagare per il Latino America.

In Paraguay, arrivato per la pressa del mandato del Presidente Fernando Lugo, portandogli una donazione di un milione di DLS per subsannare l’economia del piccolo paese.

Al suo arrivo in albergo, un gruppo di una trentina di manifestanti sfidando i manganelli delle forze dell’ordine lo aspettavano a una distanza di cento metri. Lui, ignorando tutta la sua scorta, si dilegua, si mischia tra i poliziotti e ci abbraccia uno ad uno…

Il giorno dopo ho assisto a un incontro con un centinaio di studenti e alcuni ministri di governo dei paesi limitrofi, nella Facoltà di Filosofia, dove Chavez parlò per quasi quattro ore, senza un promemoria .

A un certo punto si rivolge alla platea e disse, mentre prendeva in mano il crocefisso che aveva appeso al collo—Io credo in Dio, credo in Gesù, e voi?

Tra tutte le voci che si alzarono per dire SI!, stacca la mia, forte e convinta che dice No!

Come un razzo, il Presidente del Venezuela si mette in piede e a tutta voce  mi contesta, —Signora, non è possibile!…Io, ho convinto anche Fidel Castro…

Rispondo,— Non è vero Comandante …Lei non l’ha convinto.

_—–E lei come lo sa?

—–L’ho letto in un’intervista che Lei ha rilasciato a Gianni Minà.

Nel nostro brevissimo dialogo, apprende che vivo il Italia, chiudendo mi esprime queste parole:

—“Gianni Minà…ese muchacho si que ama LatinoAmerica, quando regrese a Italia, le lleve mis saludos”.

Ho visto Chavez anche in altre occasioni. 

Su un palcoscenico insieme al Presidente Lugo che cantava con la sua chitarra, mentre lui per non essere da meno, recitò una poesia come se fosse solo un bambino di dieci anni.

Nella città di Mar del Plata, in Argentina, in quell’evento che fu chiamato “il funerale dell’ALCA”, nel famoso incontro del presidente Bush con tutti i presidenti di Latino America, che cercava di rinnovare il funesto trattato.

Chavez parlò in un campo di calcio davanti a più di cinquanta mila persone; lo ascoltavamo sotto una pioggia fitta ed è proprio grazie al suo intervento illustre che Bush dovette tornare in Patria senza la sua anelata firma.

Per due volte, sono stata presente nelle piazze del Venezuela, in quei  mitici incontri che Lui presiedeva tutte le domeniche  mattina, direttamente col proprio popolo, un anfitrione stupendo, dialoghi capolavoro sorretti da una dialettica incantevole, tra canti e poesie che recitava per rendere allegri e meno cerimoniosi i suoi lunghi discorsi.

Determinato e sicuro, quando si assume la grande responsabilità di cacciare via un diplomatico americano e senza tentennamenti esclama: “Yankis de m…

Hugo Chavez, lascia al Venezuela uno stato sociale che ha restituito la dignità al proprio popolo, ha intrapreso con coraggio il lungo cammino della vera Rivoluzione  Bolivariana. Ora spetta al proprio successore portare avanti questa ingombrante eredità e responsabilità. E non sarà di certo compito facile.

Gli avvoltoi sono in attesa, il petrolio è una preda appetibile, in più Chavez era l’alma mater del PUSV, il partito che l’ha portato al potere, costituito da tanti altri rami della sinistra, che lo rispettavano,      

lo ammiravano, ma soprattutto lo consigliavano e Lui, era il collante tra i numerosi militanti.

Il Presidente sapeva ascoltarli, come ha sempre fatto anche con i saggi consigli di Fidel Castro.

Oggi la sua prematura scomparsa, veste in lutto non solo il Venezuela ma tutto il continente latinoamericano.

Un uomo, un leader, che ha contribuito a cambiare la storia del Latino America in meglio. 

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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