Chavez favorito, Capriles rincorre. Il Venezuela pronto a proseguire il proprio cammino socialista.

ESP:Un total de 18 millones 903 mil 143 votantes, tendrán hoy la posibilidad de elegir a la persona que regirá el destino de Venezuela por los próximos 6 años, en una contienda que según muchos expertos es quizá la más importante en la historia política venezolana. Según la información del Consejo Nacional Electoral (CNE), estarán funcionando 39 mil 322 mesas distribuidas en 13 mil 810 centros de votación. En cuanto a la seguridad, más de 139 mil efectivos del Plan República se encuentran desplegados desde el pasado martes en los centros de votación de todo el país, para garantizar el resguardo del material electoral y la tranquilidad del proceso el día de hoy.  La presidenta del CNE, Tibisay Lucena afirmò: “Esta fiesta electoral va a terminar en paz”

 

Il Venezuela è in fermento per le elezioni Presidenziali. E’ da molti mesi che si protrae la campagna elettorale. Cambio di direzione totale o andare avanti l’imperativo ufficializzato di fatto con le candidature presentate  ufficialmente dai due protagonisti al Consiglio Elettorale Nazionale (Consejo Nacional Electoral – CNE).

18 milioni e 903 mila 143 aventi diritto al voto. 39,322 urne disposte su 13,810 seggi. Le elezioni si chiuderanno teoricamente alla mezzanotte italiana (le 6 p.m. in Venezuela) tempo massimo in cui la gente potrà accodarsi. Probabile quindi che le elezioni si protraggano per un paio d’ore in più.

Gli sfidanti. Partito Socialista Unito (PSUV) contro Partito Cristiano Sociale (COPEI)

Hugo Chavez, presidente in carica, pronto a riconfermarsi al governo per guidare il Paese per altri cinque anni e portare avanti quel progetto di Rivoluzione Bolivariana, che ha definito in questi mesi, un processo irreversibile verso la vittoria, intesa come la realizzazione d’una società equa e giusta, di stampo socialista.

L’avversario, leader delle opposizioni, Henrique Capriles, in caso di vittoria erediterebbe una nazione plasmata dalla visione nazionalista/socialista di Chavez, un trascinatore popolare che ha unito i partiti della sinistra all’interno del Partito Socialista Unito del Venezuela. La creatura del Presidente Chavez raccoglie tutti i requisiti di uguaglianza e sviluppo solidale e presenta aspetti legati a diverse filosofie politiche, in cui la chiave bolivariana è interpretata dal socialismo, dal marxismo, l’internazionalismo, e da un profondo senso di patriottismo e di difesa di una democrazia vera, quale gestione attiva in chiave patriottica secondo uno schema partecipativo, in cui sono i giovani bolivariani a recitare un ruolo chiave. Giovani che sono i primi ad essere cresciuti e ad aver tratto beneficio dagli ingenti aiuti sociali di Chavez alle masse povere del Paese.Ecco perché una grande percentuale di iscritti al PSUV (Partito Socialista Unito del Venezuela) ha meno di 35 anni.

Al momento Henrique Capriles resta sfavorito secondo i sondaggi, con un consenso che è stimato essere intorno al 40%, ma ad alimentare il sostegno è la facinorosa macchina finanziatrice statunitense, liquidità fresca proveniente dall’estero pronta a dare il proprio contributo per far vincere un personaggio ben meno radicale e più addomesticabile. Stati Uniti che farebbero di tutto pur di cambiare il processo in corso in Venezuela, come si è visto nel corso del golpe del 2002, quando riconobbero immediatamente un governo senza alcuna credibilità, poi cacciato dal popolo che nell’occasione si era mobilitato per sostenere in massa la liberazione ed il ritorno al potere del presidente Chavez.

E’ questo il fattore storico in evoluzione che ha permesso anche a Capriles la rimonta. A determinare le elezioni nell’era moderna sono quasi sempre aspetti di secondo piano a livello di programmi e contenuti, ma vitali per sostenere ed apportare nuova linfa al consensus. Nello scorso Maggio le elezioni in un piccolo paese del centroamerica quale la Repubblica Dominicana, hanno visto un bipartitismo sterile nei contenuti ma straripante di propaganda. Un meccanismo pubblicitario martellante che ha portato le elezioni dell’isola ad essere le più costose dell’intero continente. Tra brogli elettorali si affermò il Partito in carica, quello che poteva disporre di più fondi stranieri.

L’immagine di Chavez che giunge in Italia è una figura in fin di vita, logorato dal male e prigioniero della propria ideologia. Sono i soliti attacchi di qualche manipolatore della stampa nostrana che tergiversa tra le righe per poi riempirle con pura demagogia.

Chavez ci scherza su e non nasconde che un anno fa è iniziata la sua lotta contro il cancro. Nel corso dell’anno la politica si è divisa tra chi realmente cercava con dedizione ed impegno a fare politica e chi invece, riferendosi all’avversario Capriles, si  è limitato a disinformare e creare un movimento che non ha consistenza, colore, non sa di niente”. Una opposizione senza un reale programma e che tenta di fare breccia sul popolo in un modo tanto elementare quanto squallido, con show, balli, canzonette e prese in giro. Una opposizione che ridicolizza il Presidente Chavez e che lo dà in pericolo di vita per destabilizzare il Paese e disunire le convinzioni delle masse.

 Sulla piazza Diego Ibarra, Chavez si è rivolto ai propri sostenitori chiedendo impegno e dedizione nella battaglia politica e delle idee. “Andiamo a vincere, ma coltivando le nostre idee, stando sempre uniti”

Anche in questo caso un velato riferimento alle parole del giovane ex-governatore (lo è stato formalmente sino al 6 Giugno) dello stato di Miranda. Henrique Capriles è un giovane rampante, deciso, avvocato dotato di grande dialettica, ha già alle spalle numerose esperienze tra cui anche quattro mesi di carcere in seguito a manifestazioni violente fuori dall’Ambasciata di Cuba durante il fallito Golpe del 2002, e fu imputato per violenza privata e violazione di domicilio da parte di funzionari pubblici. Si compara per idee e modo di pensare all’ex Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva.

La chiave di lettura della sua missione è unire il Venezuela, e dare una identità al Paese, una stabilità economica sostenendo le classi più povere della popolazione, per le quali ha già in passato preso delle iniziative che gli hanno portato anche degli apprezzamenti dagli alleati di Chavez.

Un bell’editoriale sul periodico venezuelano “El Universal” parla di un primo round terminato in parità, più per demeriti che per meriti. Chavez ha fatto un discorso convincente, con l’enfasi, la convinzione e la vitalità che lo contraddistingue. Proseguire uniti per il socialismo, coltivare, lottare. Un discorso rivolto più che altro ai sostenitori ma che non ha fornito ulteriori elementi propositivi atti a convincere anche l’elettore che non stravede per l’attuale Presidente. Ha più che altro ripetuto la solita cantilena (come la chiama l’autore del pezzo) “questo, quello e quell’altro sono possibili sono con il socialismo…”

Il giovane scagnozzo dell’opposizione ha cercato qualche buon colpo, facendo leva sul bene della Nazione, sull’unità, sulla bandiera, sull’orgoglio d’essere venezuelano. Tutti discorsi sentiti al di là d’un partito polotico. Ha parlato d’una reale alternativa, un cambio, una uscita da questo male. Ma in sin dei conti difficile che per questi argomenti toccati sia riuscito a convincere più di qualcuno tra gli indecisi.

Ma Capriles ha recuperato non tanto per meriti di un programma che ad oggi è solo promessa ed auspici, ma grazie alla capacità di mettere in risalto ciò che realmente non va.

Il Venezuela è delinquenza, è corruzione, in numerosi parti la capitale Caracas è una fogna a cielo aperto, con tanta povertà e sporcizia, ma è pur sempre meglio di anni fa. Le masse che sempre sono state considerate un sovrannumero ed una forza lavoro da schiavizzare, con Chavez si sono sentite più tutelate ed hanno usufruito di risorse messegli a disposizione e numerosi aiuti. Ultime proprio la Gran Mision Vivienda, che ha consegnato migliaia di case gratuite ad altrettanti cittadini Venezuelani. Negli ultimi mesi il governo è corso ai ripara, spronandosi dall’immobilismo che lo aveva affranto negli ultimi anni. Si è dato il via a grandi progetti, ai trasporti, all’edilizia, alle scuole ed ospedali, alle grandi opere di viabilità, molte consegnate a poche ore dalle elezioni.

Il governo ha capito che poteva perdere, ha capito che i voti popolari non erano più una garanzia e che “Venceremos” era un imperativo che sarebbe potuto ( e può) anche diventare utopia. Capriles ha percepito il malcontento, ha visto che il popolo era affranto dalla corruzione e più che puntare il dito contro un “pericolo rosso”, ha spinto sulla dialettica per impostare il proprio discorso su questo malcontento e mettendo agli occhi di tutti una realtà che effettivamente parla di un Venezuela ancora monocromatico, la cui economia per l’80% è rappresentata dalle esportazioni del bene energetico che il proprio territorio gli offre.

Il Venezuela insomma ha il diritto di migliorare e Capriles ha raccolto la sfida.

Molta gente gli crede e molta altra inizia a credere che Chavez sia giunto al capolinea. Il PSUV dal canto suo resta fortissimo e ancora favorito, tra persone che renderanno sempre grazie al Presidente socialista a coloro che temono un ritorno al comando della borghesia classista, razzista, governata da un esercito di squali ed affaristi altisonanti, pronti a soffocare ogni forma di diritto sociale conquistato. Ancora poche ore di attesa, poi conosceremo il futuro del Paese.

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