L'editoriale — 16 giugno 2010
Carlos Franqui

Highlights:

[ENG]16 april 2010. Carlos Franqui is dead. Carlos Franqui was a Cuban writer and from 1952 became involved in the political group directed by Fidel Castro, “Movimiento 26 de Julio”. After the success of Cuban revolution he was placed in charge of the official national newspaper Revoluciòn. In a second time Carlos Franqui severed with Cuban government because of his dissident attitude. Due to his critical attitude, Franqui had frequently disagreements with the Revolutionary Cuban leader, and he broke definitely in 1968. Fidel Castro consider Franqui a traitor, that was corrupted by CIA, which he had have secretous ties in the precedent years. Franqui increased his literary compositions after he leaved Cuba and he fighted againt Cuban government to the last of his life.

Di qualche tempo fa la notizia della morte di Carlos Franqui. Aveva 89 anni e, nel bene e nel male è stato un simbolo del periodo rivoluzionario, prima che le strade con i vertici del partito si dividessero irreparabilmente.

E’ morto a PuertoRico, laddove vedeva riflessa la propria Cuba, che ha portato sempre nel cuore.

Carlos Franqui, entrato in contrasto con il governo corrotto di Fulgencio Batista, entrò nel Movimento 26 Luglio, fondato da Fidel Castro e contribuì alla vittoria della Revolution.

Franqui negli ultimi anni era diventato un oppositore della rivoluzione. Lo si è chiamato eroe, dissidente o traditore. Si sà, che, per il desiderio di cambiare lo stato delle cose sotto Batista, si è arruolato nel movimento 26 Julio con Fidel e compagni fino al trionfo. Ha avuto compiti importanti nel governo castrista, ma poi, se ne è andato dall’Isla ed ha trovato collocazione in ambienti opposti a ciò che la rivoluzione era, o che secondo Franqui, era diventata e nella quale non si riconosceva più.

E’ vero, accade spesso, che all’interno di uno stesso partito si debba trovare il compromesso in alcuni punti chiave stabiliti e che non vanno mai traditi, semmai modellati. E’ vero anche che spesso il divenire degli eventi e le scelte del partito trovano opposizioni interne che iniziano a lederne l’integrità. Nel caso di Franqui ciò che è stato leso sempre più il singolo individuo, che forse non aveva mai trovato una vera collocazione ideologica dopo la convinzione comune di scacciare da Cuba quel male che stava imperversando e che aveva creato, di fronte ad una ricchezza apparente che ancora confonde qualcuno, un’isola allo sbando sempre meno in mano al proprio popolo, affogato com’era in servilismo, soprusi, violenze ed ignoranza. Ma credo che l’analogia tra i rivoluzionari e Franqui finisse lì. I membri cardine del futuro governo rivoluzionario agiva sulla base di un progetto e basi ideologiche già radicate, Franqui invece guardava solo ciò che rappresentava in quel momento la lotta. Franqui era in un momento in cui rinnegava una situazione politica, uno status quo, un’idea. Fidel si esprime in merito con le testuali parole: “quelli che rinnegano un’idea, non sono di solito seri militanti di un’altra causa”.

Franqui però, dobbiamo darne atto, ha virato nelle proprie idee e stile comportamentali durante gli anni.

Scrisse un articolo in cui chiedeva con enfasi la fucilazione di alcuni personaggi che si erano macchiati di crimini ed erano di fatto artefici di episodi sanguinari. La sua posizione la vediamo virare piano piano e diventare più pacata sino agli ultimi articoli dove ogni parola sembrava voler assumere la forma ad’una lancia con cui infliggere a Fidel Castro, colpi mortali.

Ma perché Franqui abbandonò la Rivoluzione e Cuba?

Fidel Castro diede una propria versione. Ed è interessante sentire la versione del diretto interessato. Secondo l’intervista concessa dal Comandante a Gianni Minà, Franqui non era in grado di scrivere articoli. Questo col senno di poi sconvolse lo stesso Fidel, in quanto poi Franqui divenne giornalista, ma anche figura intellettuale e poeta. Franqui divenne comunque direttore di Revolucìon, il quotidiano del nuovo governo, e dopo un primo periodo in cui sostenne con fermezza ogni decisione presa dagli organi di partito circa la struttura da imbastire per creare le riforme necessarie al restauro sociale del paese, iniziò a scontrarsi per via, sempre secondo Fidel, del suo astio verso i comunisti. Da ex comunista, Franqui non li vedeva di buon occhi, mentre la Rivoluzione in quel periodo delicato, doveva cercare di raccogliere le forze con spirito rivoluzionario, per quanto eterogenee esse fossero. Inoltre Franqui inserì articoli culturali di un gruppetto di artisti suo amici, all’interno d’un appuntamento fisso del quotidiano, che secondo Fidel offendevano e denigravano lo stato dell’arte, culturale e le tradizioni dei cubani. Secondo Fidel Castro, Franqui, si impegnava molto nelle sue attività sulla Sierra Maestra, ma era settario, mentre l’interesse del movimento era convergere le forze all’interno d’uno scopo unitario, nonostante le limitatezze economiche ed organizzative che potevano ostacolare il raggiungimento degli obiettivi.

Alla fine Franqui, iniziò a viaggiare sempre più spesso in Europa. In quei viaggi doveva curare il figlio malato. Ma le cose cambiarono, Fidel se ne accorse ma non disse nulla, ed alla fine Franqui decise di non tornare più. Se n’era andato con la famiglia, ma la madre era rimasta a Cuba.

Fidel a sua volte, si legge tra le righe, deve avere preso molto male questo tradimento. Testuali parole indirizzate a Franqui sono: E’ un individuo molto permaloso, amareggiato, ambizioso…non è un grande traditore, è un piccolo traditore…quest’uomo, dalle facoltà intellettuali davvero limitate…”.

Franqui invece disse in più interviste, con un grandissimo sentimento astioso, il peggio di Fidel e del progredire della Rivoluzione. Parlò di come il potere avesse leso gli ideali iniziali e di come Fidel Castro e gli altri rivoluzionari si fossero nascosti dietro ciò che avevano conquistato. Secondo Franqui, Fidel Castro ed il governo avevano fatto cose positive ma poi vennero completamente storpiate e mutilate, lasciando vana la speranza del popolo di un reale cambiamento. La Rivoluzione è diventata col passare degli anni il giocattolo di Fidel Castro, che mascherava le proprie inadempienze con la scusa del blocco economico.

Franqui si è sovente soffermato sulla mancanza di diritti basilari sull’Isola e che la dittatura è feroce contro i dissidenti e contro chi alza la voce contro il regime, pretendendo dei cambiamenti. Secondo lo stesso Franqui, ciò che non si poteva scrivere a Cuba doveva comunque essere messo a disposizione del sapere comune.

Franqui se ne è andato così, dietro queste visioni, dietro questi mondi di idee così diverse, con Cuba nel cuore, concepita così diversamente da come era andata va via creandosi una propria identità. Ma Franqui amava Cuba. Di questo ne sono certo. La sua pagina purtroppo non è stata delle più felici ed il suo ricordo sopravvive ahimé anche nella mente di quegli avvoltoi che si cibano di conflitti ed odio politico e che scelgono a proprio piacimento personaggi, per poi farli recitare come insignificanti comparse nel teatrino dei fatti quotidiani, secondo visioni storiche accomodate in nome di interessi o semplicemente per incapacità di concepire un futuro che va oltre le convinzioni personali.

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(2) Readers Comments

  1. Bell’articolo!
    Sapevo poco di Franqui, ma ora ho le idee più chiare.
    Complimenti

  2. Lo credo anch’io: il “continuo riposizionamento” è doloroso ma spesso è l’unica soluzione per essere coerenti con se stessi.
    La coerenza politica si oppone spesso alla coerenza individuale. Il problema è scegliere fra le due. La decisione risulta sempre drammatica qualunque sia la strada che si decide di percorrere.
    Tema da tragedia greca -è proprio il caso di dirlo- questa contrapposizione tra Fidel e Carlos Franqui.
    Luci e ombre, proprio come fai notare tu.

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