Brasile e Venezuela a pezzi. Cosa sta accadendo in America Latina?

Qualche mese fà avevamo annunciato la fine di un ciclo. Il partito dei lavoratori brasiliano, che aveva conosciuto un fastoso presente con il Presidente Lula, aveva lasciato il posto al Presidente Michel Temer, che complice una destituzione creata ad arte ai danni di Dilma Rousseff, aveva iniziato a riformare il Paese con poche idee, se non quella di restituire i favori alle multinazionali del Petrolio con le quali era in combutta.

Ci eravamo auspicati di sbagliare visione, ma a pochi mesi dal fattaccio dell’ennesimo caso di golpe non violento e governo instabile del latinoamerica, ecco che il Presidente è stato costretto a dispiegare l’esercito per proteggere i palazzi Presidenziali dalle violenti proteste che stanno colpendo l’enorme paese, nonché l’enorme polmone verde delle Americhe.

Temer è persona preparata, ben inserita negli ambienti politici internazionali, professore di diritto, è riuscito ad inserirsi nelle accuse di falso in bilancio faceti capo a Dilma Rousseff, e, dietro la luminosa biografia appaiono cristallini i file emersi dai cablogrammi di Wikileaks, dove Temer recita il ruolo di informatore nientemeno che dell’ intelligence USA. Ora Temer è al potere e bravo o meno ha destabilizzato un Paese. Così come Nicolas Maduro in Venezuela, le analogie di questi partiti che hanno brillato per una sinistra efficace negli anni passati, ora sono totalmente in crisi. E tenere in scacco delle economie che significano centinaia di milioni di persone è un progetto nordamericano che ben conosciamo. 

wikileaks Brasil Michel Temer

Non possiamo poi dimenticare un’altra analogia che ci porta a pensare che gli Stati Uniti abbiano ottenuto la destituzione politica di Dilma, senza violenza. L’ambasciatrice statunitense in Brasile, Liliana Ayalde, è la stessa presente in Paraguay durante il colpo di stato del 2012, ottenuto grazie ad un’altra destituzione, questa volta ai danni del Presidente Armindo Lugo Mendez (il cui credo politico era la lotta alle ingiustizie e disuguaglianze sociali). Non tutte le analogie che hanno nome e cognome sono frutti di fantasiose teorie complottiste, soprattutto dove la giustificazione principale è sorretta dal controllo geopolitico della zona del centro e sud america.

Temer è indagato per corruzione e la proposta di riforma del lavoro avanza in Brasile, tra aumenti delle ore lavorative e riduzione dei poteri sindacali.

L’asse dell’ALBA, (Alleanza Bolivariana delle Americhe) formato da Ecuador, Bolivia, Cuba, Nicaragua,  Venezuela, ed appoggiato esternamente da Argentina e Brasile, così forte qualche anno fà, ha perso l’autorevolezza pratica, sebbene politicamente si sia sempre schierata a favore dei propri componenti, Venezuela in primis. 

Altri popoli del latino america invece non si sono mai destati da un assopimento che dura da molti decenni e che latitano all’insegna di una vera identità nazionale, affranti dai problemi quotidiani e svuotati dalla dignità e quello che spaventa di più, asciutti in termini di CONSAPEVOLEZZA del proprio stato di mera sudditanza alle logiche imperialiste. Ciò, notare bene, non significa prende le parti politiche d’un comunismo, d’un socialismo, più semplicemente far valere dei diritti veri, il cui perno sono e saranno sempre, attraverso un processo complicato di emancipazione dell’individuo, il diritto al lavoro e l’istruzione come strumento acquisito dal singolo per poter fare le valutazione del caso e trarre le dovute conclusioni. Questa è la vera libertà, questa alla fine è stata la battaglia dei mulini a vento, di un Don Chisciotte quali Ernesto Che Guevara.

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L’autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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