Breaking News Italia ed Europa — 30 settembre 2010

Ieri non è stato un gran bel compleanno per il Presidente del Consiglio.
Dopo un’intera giornata di fitte attività parlamentari, iniziata con il discorso del Premier alla camera e proseguita con gli interventi di numerosi deputati, verso sera Berlusconi ha ottenuto la fiducia: 273 no, 342 sì. In questo caso la fiducia non è bastata a rallegrare la festa: se non si contano i voti favorevoli dei finiani, i 342 sì scendono infatti a 310, cioè al di sotto della soglia di maggioranza pari a 316. Questo è il problema, Berlusconi non è riuscito a scrollarsi di dosso quelli di Futuro e Libertà. I variegati, nuovi, sostenitori del governo, raccattati in giro per il parlamento in queste ultime settimane, non sono sufficienti a rimpiazzare i finiani nel caso questi si rifiutassero di appoggiare una qualsiasi futura proposta di legge.

Tecnicamente non è cambiato niente rispetto all’inizio della legislatura, il governo ha la maggioranza e Fini, assieme ai suoi seguaci, ne fa parte integrante.
In sostanza invece la situazione è molto diversa, perchè in questi 2 anni e mezzo il Cavaliere si è reso conto che sulla questione a lui più cara, la giustizia, non ha carta bianca. Ricordiamo che il motivo principale che ha fatto imbizzarrire Fini è stato proprio la proposta del processo breve. Quella è stata la goccia, o meglio la secchiata, che ha fatto traboccare il vaso già colmo di provvedimenti e decreti legge mal digeriti da uomini come Fini, provenienti da una tradizione di Destra, attaccata alla questione morale, legalista e rigorosa. La campagna giornalistica di questa estate contro il Presidente della Camera ha avuto come unico scopo la pubblicazione di sue “malefatte”, per disinnescare le critiche dei finiani alle “malefatte” del nostro Premier, in realtà superiori per gravità di svariati ordini di grandezza. Alla fine Il giornale e Libero qualche risultato l’hanno ottenuto. Gianfranco Fini ne è uscito con una figuraccia, ma niente scandalo travolgente come si sperava.

Col voto di ieri le acque sembrerebbero essersi calmate, e invece per il governo si apre la fase più difficile, tanto da far ipotizzare a molti, compresi alcuni della Lega Nord, le elezioni anticipate a primavera.
In effetti è difficile immaginare come Berlusconi possa andare avanti fino a fine mandato in questa situazione: la Costituzione Italiana sempre tra le scatole, e ora anche una frangia della sua maggioranza che si è fissata con la legalità. Serve libertà di movimento, bisogna procedere spediti, ci sono delle scadenze importanti da rispettare.
Già il 14 dicembre ad esempio la Corte Costituzionale decreterà se il legittimo impedimento, entrato in vigore il 10 marzo, va contro la Carta. Per quella data il ministro Alfano, assieme all’avvocato Ghedini, dovranno avere perfezionato nuovi escamotage per far evitare al Cavaliere i suoi processi.

Seguiremo con attenzione l’evolversi della situazione Italiana, intanto, come si sentiva spesso dire circa 15 anni fa, “lasciamolo lavorare”.

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