Breaking News L'editoriale — 18 dicembre 2010
Assange è libero. Le riflessioni di Castro

Fidel Castro è intervenuto nella giornata di mercoledì 15 Dicembre, per dire la sua sul caso Wikileaks.

Il lider maximo, che ha abbandonato le cariche alte del potere con la concomitante malattia che lo colpì nel 2006 (che come ha rivelato Wikileaks, avvenne durante un viaggio aereo interno senza medici a bordo), ha sottolineato come  Wikileaks abbia messo in ginocchio non solo la diplomazia americana, ma abbia piuttosto evidenziato come l’impero più subdolo dei nostri giorni possa essere sconfitto.

L'ex Presidente cubano Fidel Castro, prima della malattia che lo colpì nel 2006

Nonostante l’Amministrazione Obama avesse portato con sé grandi aspettative, nulla è cambiato tra due nazioni che da mezzo secolo non prendono in mano le redini della loro diversità e non le convogliano nel binario dell’unione e della pace.

In questo scenario il popolo è spettatore passivo,  soggetto da una parte all’embargo e dall’altra alle continue condanne di chi lavora più per screditare il nemico che per dissuaderlo ad azioni di guerra economico politica.

Fidel Castro, pur avendo attaccato aspramente Julian Assange, nella sua scelta di consegnare a 5 testate internazionali definite “mercenarie, reazionarie e  profasciste”, lo ha lodato per il merito d’aver dimostrato la subdola falsa morale e la politica cinica degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

L’ex Primo Ministro cubano non ha commentato i documenti in cui alcuni funzionari della diplomazia americana hanno definito Cuba come uno Stato sull’orlo del baratro o gli altri documenti, secondo cui l’amministrazione repubblicana Bush, avrebbe tentato di sabotare il programma medico sociale Barrio Adentro, per screditare i governi di Cuba e Venezuela.

Il governo conservatore svedese pressato dalla NATO ha manifestato tutta la propria disapprovazione al governo britannico una volta fissata la cifra per il rilascio su cauzione del giornalista.

Assange è stato arrestato a fronte delle accuse mosse a suo carico da parte di due donne che si ritengono vittime di una non corretta gestione del preservativo come mezzo di difesa dall’HIV. Una di queste, la trentenne Anna Ardin, laureatasi all’Havana, è stata sbugiardata proprio dalle fonti giornalistiche cubane, che la associano agli ambienti degli esuli anticastristi di Miami. Comunità fortissima, quella della Florida, che porta dritta dritta al Dipartimento di Stato Americano ed al Congresso, da sempre influenzato nelle proprie decisioni in fatto di politica estera con Cuba e non solo.

Anna Ardin, una delle due accusatrici di Assange. Secondo la stampa cubana, vicina agli esuli anticastristi di Miami, è stata assoldata appositamente dalla CIA

La magistratura svedese ha presentato ricorso nel tentativo di poter ridiscutere la decisione davanti all’Alta Corte e riaprire la questione.

La somma per la semilibertà sotto cauzione, fissata dall’avvocato Douncan Ouseley lo scorso 14 Dicembre  in 240.000 sterlin,e è stata prontamente raccolta grazie alle numerosissime donazioni. Il regista americano Michael Moore ed altre celebrità hanno fornito il proprio sostegno al giornalista australiano, che, come temono le autorità svedesi, potrebbe ora darsi alla fuga.

Sciocchezze. Così deve aver pensato anche il governo inglese che ha ricevuto l’avvocato di Assange, Mark Spephen. Lo stesso che, nel corso di una conferenza stampa, si era detto pronto a sollevare le valigie di banconote richieste, in quanto” le carte di credito americane Visa, Mastercard e Paypal hanno bloccato le donazioni degli utenti verso Wikileaks“. Verità, bugia? L’avvocato ha parlato di forti società finanziarie utilizzate come veri e propri strumenti da guerra della politica estera americana. Le compagnie hanno invece negato ogni blocco e coinvolgimento indiretto e diretto.

Il timore dell’avvocato di Assange è la paura che il proprio cliente venga estradiato negli USA, dove sarebbe processato per L’Espionage Act, risalente al 1917. La Legge, raccoglie tutti quei reati che vanno dalla raccolta, alla condivisione e pubblicazione di autorizzazioni che potrebbero mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Assange rischierebbe sino alla pena capitale, qualora fosse processato negli USA.

Julien Assange, lo sconosciuto di pochi mesi, ora imperterrito e quantomai agguerrito paladino della trasparenza giornalistica, si è sfogato con grande lucidità nel corso della conferenza stampa. Concetti cardine epressi con schiettezza ed abilità linguistica. Condanna il Dipartimento di Stato americano e la campagna diffamatoria che lo vogliono incastare. Al tempo stesso, non si sofferma troppo nel precisare la propria innocenza. Anzi. Ora i tempi sono stretti e quindi dichiara che la “struttura Wikileaks” si adeguerà agli stessi ed a chi sta cercando di zittire il mare di informazioni che continuano a trapelare da chissà quali fonti. Il trentanovenne, da Londra, rende omaggio alla giustizia inglese, e con tanto di bracialetto elettronico sempre al seguito si prepara a soggiornare nella lussuosa villa georgiana di Ellingham Hall, nel Suffolk, in attesa della sentenza dell’11 Gennaio prossimo per l’estradizione del giornalista in Svezia. Dall’oriente giallo e blu della penisola scandinava, sarebbe concreta l’estradizione da dove verrebbe poi catapultato,o meglio, dato in pasto, alla macchina legislativa statunitense.

Oltreoceano un plutone d’esecuzione di burocrati si sta muovendo per appendere Assange ad un chiodo e lapidarlo con fango e melma raccattata su chissà dove. All’inganno della lapidazione però non abbocca il popolo statunitense che lo elegge personaggio dell’anno, secondo la rivista Time. E poco importa se il burattinaio, in arte direttore, della rivista statunitense scambia il primo con il secondo posto ed elegge Mark Zurkerberg, il fondatore del network facebook, il prodigio dell’anno.

Circa tutti questo sussegguirsi di eventi, ci sentiamo di scrivere e dire ad alta voce ciò che tutti pensano. Pare strano che proprio quando il Dipartimento di Stato americano si sia mosso per ordinare la persecuzione del terrorista moderno,  siano piovute dal cielo questa serie di accuse, di atti immorali, che prevedono generalmente una piccola multa di poche centinaia di euro. Con questo pretesto poi si è pensato di giocare a ping pong per trasformare un libero cittadino in un caso democratico di messa al bando ingiustificata.

Inutile oscurare le debolezze dei governi perseguendo l’informazione. Meglio lavorare meglio anziché perseguire e rincorrere coloro che fuori dal coro hanno la forza di informarci. Quando il danno è fatto, il popolo deve avere tutti gli strumenti per poterlo valutare.

Bando alla ciance, questa è la democrazia, il resto è inganno.

fonte foto: internet

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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