Arrestati nove membri dell’esercito per la strage di indigeni in Guatemala

GUATEMALA CITY —  Hanno fatto fuoco sui manifestanti. Così si è consumata la strage nella piccola provincia guatemalteca di Toponicanap. Almeno sei morti e 34 feriti.

Un corpo dell’esercito formato da 89 militari, a bordo di due camion ed un pick-up hanno  aperto il fuoco sul gruppo di indigeni, che stava protestando, in modo assolutamente pacifico, contro gli ennesimi aumenti delle utenze elettriche, e una serie di riforme costituzionali lesive per la già difficile sopravvivenza di alcune comunità di indigeni.

Il fatto si è verificato il 4 Ottobre scorso e ieri la storica condanna a otto membri dell’esercito oltre ad un colonnello, il principale responsabile. Storica azione per uno Stato dove i grandi abusi militari sono rimasti rimasti impuniti fin dalla fine della guerra civile del 1996. Ora dovranno affrontare il processo con una grave imputazione a loro carico.

Le accuse sono quelle di omicidio extragiudiziale e ad essere toccata pesantemente è una classe considerata intoccabile, laddove colpi di stato ed instabilità hanno fatto del Guatemala una terra politicamente instabile. 

Un arresto esemplare, basti pensare che la polizia guatemalteca è conosciuta come la più spietata del centro america. In una guerra civile durata per 35 anni e terminata nel 1996, sono stati uccisi o sono scomparsi oltre duecentomila indigeni, la maggior parte di questi “campesinos”. 

Senza dimenticare che la stessa sporca politica  statunitense di Reagan aveva favorito la schiavitù di oltre 100 mila indigeni. Era il periodo repubblicano statunitense in cui furono commesse numerosissime violazioni dei diritti umani in America Latina. 

Il Pubblico ministero Generale e Capo del Pubblico Ministero Claudia Paz y Paz ha riferito che gli ordini dettati dalla polizia furono quelli di non interferire con la protesta indigena, visto il carattere pacifica della stessa, sebbene vi fossero stati degli intralci al traffico con il blocco di una importante arteria stradale della provincia. E’ stato proprio il blocco del traffico a scatenare l’azione incontrollata dei membri del corpo militare che hanno poi portato alla strage. 

Il governo del Presidente Otto Perez Molina dapprima ha cercato di prendere le difese degli agenti parlando di “provocazioni” lanciate all’insegna dei militari oltre che di “manifestazione illegale“, poi si è reso conto di non poter nascondere l’ennesima strage e ha ordinato all’esercito di collaborare con le indagini. Da qui si è arrivati all’arresto dei nove responsabili identificati.

il colonnello Juan Chiroy Sal è il principale responsabile a fronte della posizione di comando sulla truppa di cui era responsabile. La sparatoria è stata fermamente condannata da alti esponenti della chiesa, dalle organizzazioni di diritti umani internazionali e anche seguita e sostenuta fa una grandissimo numero di dimostranti indigeni che esigevano giustizia.

Sul luogo del massacro sono stati ritrovati 104 proiettili del tipo in dotazione all’esercito.

 

 nella foto: Dr. Claudia Paz y Paz. Fonte foto, internet (forbes)

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *