Argentina 24 marzo 1976 – Trentacinque anni dopo

Nel buio della notte mentre la popolazione dorme e come si mobilitano i ladri o assassini l’esercito argentino, sveglia nel sonno a Maria Estela Martinez de Peròn, Presidente costituzionale per portarla in carcere e impadronirsi del governo.

Maria Estela Martinez de Peròn

Con il sorgere del giorno, noi argentini eravamo informati dell’ennesimo “Golpe de Estado”, eseguito“nel bene della Patria e della Libertà”.

Un “Golpe” non diverso da altri susseguiti nel resto di Latino America tra gli anni sessanta e settanta, che obbedivano alla strategia del famigerato Plan Condor, ideato e organizzato negli Stati Uniti dal premio Nobel per la Pace, mister Henry Kissinger.

Un piano raffinato, che non poteva somigliare al “Golpe” di Pinochet (1973) in Cile, perché aveva destato tropo scalpore internazionale e quindi le vittime non dovevano risultare.

Idea ingegnosa, non c’erano morti o assassinati, solo scomparsi, perché, in assenza del corpo del delitto, la legge non può punire.

Per sette lunghi anni, giovani che spariscono nel nulla, tutti innocenti impegnati civilmente nei sindacati, associazioni studentesche o semplicemente “teste pensanti” che potevano rappresentare uno scollo alle repressioni sanguinose dei tre militare governanti.

Nel settantasette un gruppo di madri disperate, si uniscono e sotto la voce di “Madres de Plaza Mayo” ancora oggi portano avanti la lotta per i suoi figli “Desaparecidos”.

Rappresentano un’istituzione riconosciuta a partire del 1978, quando il Presidente Pertini in Italia la presenta al Mondo.

L’Italia si vede coinvolta nella tragedia dei trentamila ”Desaparecidos” più che altri Paesi europei, considerando che la grande maggioranza delle vittime portavano cognomi italiani con doppia nazionalità e cinquecento di loro erano nati in Italia.

Non hanno risparmiato neppure i bambini, alcuni vittime di “finti” scontri a fuoco ed altri sottratti a madri detenute che partorirono in carcere, assegnando l’adozione agli stessi  torturatori.

Nel 1984, all’inizio della Democrazia, si aprirono le aule dei Tribunali con la caccia ai responsabili di questa tragedia, considerata la più feroce dopo  quella della Germania di Hitler, non per il numero di vittime, ma per il modo in che fu perpetrata.

Il Presidente Raùl Alfonsin (1984-1989)  firmerà un patto di perdono, una sorta di amnistia, con la quale tutti i colpevoli rimasero impuniti.

“Las Madres” non si arrendono a quella infame stratagemma e sotto la guida del governo di Cristina Kichner nel 2010, ottengono giustizia: il generale Videla, massimo esponente della giunta militare responsabile di atroci assassini è condannato all’ergastolo.

Oggi l’Argentina sta trovando la serenità e un certo benessere, anche se non dobbiamo dimenticare che produce cibo per più di trecento milioni di persone e della sua popolazione di quaranta milioni, tanti ancora vivono sotto la soglia di povertà e patiscono la fame.

Il governo peronista della Kichner ha apportato cambiamenti storici,  come la liberazione dal Fondo Monetario Internazionale con sede a Buenos Aires, la nazionalizzazone di tutti gli enti pensionistici privati e la lotta per restituire la dignità alle donne concendendo la pensione a milioni di casalinghe.

Non restano dubbi sul fatto che l’Argentina abbia preso la strada politica del Socialismo, come ormai Cuba, Venezuela, Ecuador, Brasile e Bolivia; sicuramente per un mondo migliore e perché l’ingerenza americana non procuri a questi Paesi tragedie come quella dei “Desaparecidos”.

Una tragedia che non solo ha tolto la vita a tanti giovani, ma ha procurato danni irreparabili  a tre generazioni di argentini.

È come proclamano “Las Madres”…NI OLVIDO NI PERDON”

Inès Cainer

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