Anche la multinazionale Rio Tinto Alcan dietro il colpo di Stato in Paraguay?

La compagnia canadese Rio Tinto Alcan leader nella lavorazione dell’alluminio al fine di concludere un importante rapporto commerciale con il Paraguay, pari a 4 miliardi di dollari potrebbe essere complice nel Colpo di stato a scapito di  Fernando Lugo.

ESP: La compañía canadiense Rio Tinto Alcan, líder en la producion del aluminio,  para concluir un importante acuerdo comercial con el Paraguay,  podría ser cómplice en el Golpe cuentra Fernando Lugo.

 

Ad un mese dal colpo di stato in Paraguay, mascherato inizialmente per sedare le proteste del popolo da una destituzione democratica fulminea, l’oramai ex Presidente Fernando Lugo racconta alcuni retroscena interessanti di una vera e propria azione di una piccola elite di personaggi, in cui avrebbe partecipato anche la società canadese Rio Tinto Alcan.

La multinazionale Rio Tinto Alcan è un impero, leader nella produzione e lavorazione dell’alluminio. Multinazionale con sede a Montreal, con fatturato di  2.786 bilioni di dollari ed un esercito di 68.000 dipendenti sta facendo i conti con qualche acquisizione errata a fronte di un debito che non riesce a rimarginarsi anche per via del crollo del prezzo della materia prima trattata. Le quotazioni del metallo infatti sono passate dai  2.800 dollari per tonnellata agli attuali 2100 dollari per tonnellata. Il record storico è stato raggiunto nel luglio 2008 toccando i 3380 dollari a tonnellata.

E sarebbe stato proprio Rio Tinto Alcan uno degli elementi destabilizzanti del governo Lugo. Colpo di Stato o meno, in men che non si dica il Nuovo Presidente Luis Federico Franco Gómez, capo del partito della destra liberale paraguayana, trova un accordo di 4 miliardi di dollari proprio con Rio Tinto Alcan, dopo che la stessa compagnia era in conflitto con l’ex Presidente in quanto in disaccordo sui costi dell’impianto e delle spese energetiche. L’accordo pareva essere ancora lontano proprio fino a quando c’è stata un imminente svolta appena cambiato il governo. L’appoggio al nuovo Presidente sarebbe stato fornito da una piccola classe dell’alta borghesia e da illustri membri economici tra cui anche la Rio Tinto Alcan. Questo quanto dichiarato dall’ex Presidente Lugo.

Enrique Irala, collaboratore del Paraguay Peace and Justice Service (Serpaj), ha dichiarato che era evidente che vi fosse una negoziazione in atto da diverso tempo per la fonderia che Rio Tinto Alcan desiderava realizzare nel paese. La concessione non era messa in dubbio ma si discuteva sul prezzo dell’energia che la compagnia avrebbe dovuto sostenere. Le negoziazioni andavano a rilento e negli ultimi tempi si erano interrotte, per poi riprendere e chiudersi rapidamente proprio col nuovo governo. Strano, dal momento che, una nota della società del 25 Giugno aveva detto che le prospettive in Paraguay erano per certi versi interessanti ma il progetto era ancora agli stadi iniziali e moltissime quindi le incognite. Progetto interessante è dir poco visto che si trattava di un progetto enorme che prevedeva una fonderia in grado di produrre 674 milioni di tonnellate di alluminio in un tempo previsto di 3 anni. E dai primi passi del 25 Giugno si è passato al via libera per definire lo stesso il 6 Luglio? In solo 11 giorni?

Come molte altre multinazionali quotati alla ricerca di nuovi strategici sbocchi commerciali, Rio Tinto Alcan avrebbe tratto vantaggi da quello che secondo la rivista The Economist è stato un constitutional impeachment, mentre secondo il Presidente Argentino Cristina Kirchner si è trattato di un colpo di stato soft. La rapidità con cui il nuovo Ministro delle Finanze abbia deliberato al ripresa delle trattative, autorizzando di fatto il nuovo governo alla rapida ripresa delle negoziazioni, lascia presupporre che tutto fosse già stato progettato nei dettagli  attraverso incontri con personaggi di spicco nel giro d’affari nazionale ed internazionale pronti a sostenere un cambio volto al via libera di nuove attività.

Il 6 Luglio infatti, come riportato dai quotidiani locali, Il Ministro della Hacienda Manuel Ferreira Brusquetti, di concerto con il Ministro dell’Industria e del Commercio aveva elaborato il decreto che autorizzava il governo a negoziare la firma con Rio Tinto Alcan. Oltre all’investimento di oltre 4 miliardi di dollari, la multinazionale avrebbe utilizzato 1000 megavatt dalle centrali elettriche del paese e avrebbe creato 1200 nuovi posti di lavoro, primo tassello per la ridistribuzione delle ricchezze del paese. Il fisco infatti avrebbe intenzione di convertire buona parte dei soldi raccolti dall’accordo in programmi di educazione e sociali.

Mentre molti governi del latinoamerica hanno ritirato i propri ambasciatori e protestato veementemente contro una chiara destabilizzazione del consenso popolare e democratico, strumentalizzando un fatto di cronaca ed utilizzato solo come mero pretesto, i governi di Canada e USA hanno immediatamente riconosciuto il nuovo governo, anche per il fatto che Fernando Lugo aveva accettato, suo malgrado,  la destituzione in parlamento. Il Canada ha un giro d’interessi in crescita con il Paraguay che comprende le industrie delle infrastrutture e trova opportunità nel campo dell’estrazione, ed energetica di petrolio e gas.

Va ricordato che il Paraguay è terra in cui il 2% della popolazione possiede oltre l’80% della ricchezza, dove la borghesia discendente dalla dittatura strossnerista ha diviso praticamente il paese in due filoni, uno ricco ed organizzato, l’altro sommerso dall’ immondizia e dalla miseria.

 

  1. http://www.mediacoop.ca/story/rio-tinto-alcan-talks-paraguay-coup-government/11625
  2. http://www.dominionpaper.ca/articles/4535
  3. http://blogs.ft.com/beyond-brics/2012/06/25/paraguay-what-now-for-foreign-investors/#axzz21Y55FK00
  4. http://www.globalproject.info/it/community/paraguay-il-golpe-visto-dallinterno/11878
  5. http://www.minesandcommunities.org/article.php?a=11799
  6. http://www.abc.com.py/nacionales/autorizaran-negociacion-con-rio-tinto-alcan-423155.html

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