Breaking News L'editoriale — 16 dicembre 2011
“AMERINDIOS”

“Durante il periodo della scoperta dell’America, i sui popoli stavano appena germogliando, bisognava lasciargli crescere per vedergli fiorire in tutto il suo splendore… I conquistatori spagnoli hanno strappato questa pagina di storia”…
Josè Martì.

Donne Mapuche :Fonte foto Internet

Nel 1492 durante la  “scoperta” dell’America, Cristoforo Colombo ignaro che si trattava di un nuovo Continente, inginocchiandosi per ringraziare Dio disse “questa è la terra più bella che Lui abbia mai creato”….

Un nuovo continente, una terra di “nessuno”  tutta da scoprire e da conquistare .  Un continente fragile, ingenuo,  che era all’oscuro della cattiveria e della barbarie che nei secoli l’uomo bianco avrebbe inferto ai suoi figli.

A quei tempi  l’immensa  “terra vergine”, contava  80 milioni di abitanti indigeni, mentre odiernamente  non arrivano  a 50 milioni; le popolazioni più numerose di indigeni autoctoni risiedono ora in Messico con 7 milioni e mezzo, Bolivia con 5 milioni e  seicentomila   e Guatemala con poco più di 4 milioni.

Non esistono in tutto il pianeta luoghi, dove le popolazioni  locali siano diminuite cosi drasticamente, un fatto per il quale non rimane  ombra di dubbio che tale diminuzione sia avvenuta per opera umana, mediante un vile e cinico sterminio.

Solamente  nei primi 10 anni dall’arrivo dell’uomo bianco, morirono milioni  di indigeni a causa delle nuove malattie portate dagli invasori.  Furono anche molte altre le cause che coadiuvarono tale sterminio; maltrattamenti vari, fame , le dure giornate di lavoro alle quali furono costretti e l’abuso dell’alcol, unico modo di resistere ai soprusi inferti dai rappresentati della civiltà europea, che spingevano gli uomini a bere per impossessarsi delle loro donne.

La chiesa cattolica ebbe un ruolo preponderante in quello che è stato descritto come uno dei più grandi genocidi e tra le nefaste conseguenze prodotte da tale eccidio, vi fu  la perdita di dati preziosissimi sulle molte civiltà precolombiane.

Il  “Popol Vhu”,  un libro antico  chiamato “Dei consigli”  scritto in lingua Maya (Quichè), che conteneva pagine ricche d’insegnamenti morali, appartenente  agli abitanti del Guatemala,  fu proibito dai conquistatori spagnoli. Incuranti che  alcuni sacerdoti  maya continuarono illegalmente a copiarne il testo, fu trovato  nel 1702 da un missionario che fortunatamente non se ne disfò, aggiungendovi  una traduzione in lingua castigliana. Scomparso per oltre un secolo,  il  “Popol Vhu”,  fu riscoperto  nel 1854 in una biblioteca dai francesi Bourbourg e Schezer, che lo riscrissero in francese e inglese, arrivando intatto  a nostri giorni e pubblicato in numerose lingue.

Gli indios, erroneamente definiti  da  Colombo visto che il conquistatore credeva di essere arrivato a “Las Indias “ tramite  una rotta  diversa, erano considerati esseri  “inferiori” , non umani , alla stregua degli animali da soma, perché ritenuti senza anima.

Con il passare del tempo e con l’incessante carneficina  che li sterminava quotidianamente,  i conquistatori risolvettero il problema della mancanza di manodopera ,  invadendo un altro continente: l’Africa.

Con gli africani strappati dalle loro terre e portati a lavorare come schiavi  nel nuovo continente, sono stati  ripopolati Cuba ed il  Brasile.

Quasi tutti i paesi dell’America Latina si liberarono  dall’invasione europea nelle prime decadi del 800, Cuba solamente  nel 1902, un fatto questo che non rappresentò un miglioramento sostanziale in termini di abusi e soprusi perpetrati alle  popolazioni indigene. Libri di storia e narrativa argentina  ad esempio, raccontano in modo duro ed esauriente come i politici e l’alta borghesia fino ai primi del 900, facevano battute di caccia nel sud della provincia di Buenos Aires, non precisamente per portare come trofeo alle loro dame o amici, il coniglio o la lepre frutto della loro cacciagione.. Erano signori che destinavano le loro pallottole alla caccia degli indios…

Dopo secoli di ricerche scientifiche, soltanto nel 1957 in un summit realizzato a San Paolo, Brasile, noti antropologi informarono il mondo che “Gli indios sono precisamente uguali all’uomo bianco”. Dichiarazione che però non gli aiutò molto a uscire dell’arretrato sociale e da  tutte quelle forme di disagio  nelle quali, ancor oggi  si trovano.

Nel mio libro “Appunti sul Paraguay”, scrivo tra altro, sulla dura vita delle popolazioni “guaranì” nel Chaco Paraguayo, la zona più disabitata del pianeta; racconto la loro quotidianità sulla base della mia esperienza nel periodo vissuto sul posto.

Un posto dove sembra che le lancette del tempo siano ferme da secoli ; donne che raccolgono la legna per cucinare, bambini che muoiono senza essere visitati da un medico, senza  acqua potabile e senza nessun bene primario. A rendere il tutto ancor più difficile poi anche il clima; vi sono periodi in cui non piove per mesi.  Si spiega cosi il drammatico numero di morti infantili: il 220 per Mille!, contro il 7\8  dell’ Europa e Stati Uniti e il 4,5 di Cuba.

Molto risalto si era dato alcuni anni fa quando l’azienda italiana  Benetton, compro in Argentina  900 mila ettari di terra della Patagonia, all’ interno delle quale famiglie “Mapuches” (abitanti Amerindi originari del Cile Centrale e Meridionale e del Sud della Argentina) ne possedevano fin dai primordi della terra all’incirca 300 di ettari.

Ovviamente Benetton fece  un grande affare, terreni, manodopera ecc. a basso costo… ingredienti essenziali per un capitalista di tutto rispetto e privo di ogni scrupolo.

Purtroppo i “Mapuchi” dovettero iniziare una dura battaglia legale per non essere sfrattati dalle loro terre, che avevano ereditato  dai loro antenati.  Ovviamente  in tempi moderni il grande imprenditore italiano volle  la prova scritta, un documento che certificasse l’appartenenza della proprietà . Forse non gli passò per la mente che secoli prima  nella Patagonia argentina non esistevano i notai pronti a rilasciare atti di vendita…Fu una faccenda che possiamo definire alquanto  losca. Gianni Minà, sempre attento ai mali dell’America Latina si pose  in difesa dei “Mapuchi” che fece arrivare in Italia una rappresentanza  per far conoscere il loro problema anche nella terra natia dei Benetton.

Ho voluto con quest’articolo rispolverare la storia degli “Amerindios” perché in genere i media tradizionali, parlano e scrivono sulle le tragedie dell’Africa e molto meno su  quelle che riguardano  l’America Latina.

Tragedie che si assomigliano molto, come quella di Haiti…

Negli ultimi anni, per scelta di vita ho toccato con mano la realtà sulla situazione  degli indios del mio Continente, e trovo un grande odio per quella frase che pronuncia l’uomo bianco, quando si trova davanti a un uomo sporco o mal vestito: “parece un indio”…

Senza questa esperienza itinerante non sarei mai riuscita a capire tante cose, ad esempio  il perché Che Guevara aveva deciso di iniziare la Rivoluzione continentale tra loro, gli “AMERINDIOS”….

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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