Breaking News L'editoriale — 16 aprile 2017
Alla ricerca degli ideali perduti

Quando si è ragazzi si coltivano, quasi per definizione e regola del comune vivere, sogni. Si coltivano ideali, che emergono lampanti e cristallini da una vita che ancora odora di nuovo, con pochi errori ed esperienza alle spalle, ancora sufficientemente incontaminata per aspirare a creare o quantomeno idealizzare il tanto sognato “Mondo migliore”.

La vita e gli ideali spesso non vanno comodamente a braccetto. E, nella maggior dei casi sono le scelte di vita ad avere la meglio sugli ideali, che colpo dopo colpo, vengono chiusi nell’armadio dei ricordi e dimenticati per fare spazio a ciò che di pratico ci riserva la quotidianità. 

E’ così che la vita diventa sopravvivenza. E’ in questo accontentarsi che l’individualità si limita ad attendere la propria dipartita ignara dei sogni che la invadevano d’entusiasmo. 

Il tempo che passa inquieta le anime, segna le tappe e determina le mete. Il tempo che passa è l’unico giudice a cui dobbiamo assolvere, a cui non possiamo mentire, se non mentendo a noi stessi.

Mi chiedo quali siano gli ideali dei giovani d’oggi. Mi chiedo quali siano le speranze e quali siano i miti del tempo presente. I vecchi miti sono sepolti dalle logiche di mercato, d’occupazione, dal concetto d’essere utile in un mondo dove tutto scorre senza più un tocco di romanticismo. 

I miti forse sono le vecchie coppie rimaste insieme per una vita, semplici, che si sapevano accontentare d’una cena del campo, d’un fuoco che li coccolasse tutti riuniti intorno d’inverno e del sudore del lavoro e dalla manualità genuina nei caldi giorni d’estate. In un mondo che desidera differenziarsi gli uni dagli altri cercando nel banale quest’essere forzatamente alternativo ed immortalandolo con un selfie da inserire nelle gallerie delle catene dei propri profili sociali, spegnendo quei vecchi ideali nei movimenti rullanti ed innaturali della mano, viene meno la convinzione della ricerca, del lavoro e del progresso sociale come elevazione del proprio accrescimento individuale.

Anche l’icona del Che Guevara diventa un meccanismo di leva di stampo consumista, così come la stessa morte di Fidel Castro in quel Venerdì 25 Novembre 2016, all’Havana, ribattezzato Black Friday, cioè giornata dedicata agli acquisti per compratori fanatici sottostanti a logiche di mercato. 

Quali sono quindi i miti di oggi? Quali sono le alternative a chi non accetta una società guerrafondaia e così banale tanto da reggersi in piedi a stento come un maiale vacillante colmo di anabolizzanti. 

Quale alternativa diventa possibilità di strutturare una società forte, non dopata, in grado di sostenersi senza contaminare o smantellare il pianeta di cui si alimenta. Quale alternativa, se le ricche logiche multinazionali comandano informazione, economia, politica e la stessa criminalità, cioè quei settori economici all’apparenza vietati o appartenenti al “male” e che altro non sono che i bracci nascosti del potere, dove a perdere la vita sono povere pedine macchiate di nascere senza un soldo o un’opportunità.

Quale alternativa ed opposizione in queste grandi logiche di coalizioni di partiti moderni, fatti di aggettivi e di luccichii che in fotocopia non sanno uscire dalla logica storpiata che la stessa gente chiede loro, testimonianza di come un diritto acquisito, quello del voto, sia stato tradito. 

La globalizzazione ha reso piccolo il mondo, quasi banale ed inafferrabile per sostanza e significati. Il divario tra povertà e ricchezza continua ad aumentare, la disuguaglianza sociale crea intolleranza, omicidi e non serve certo il lavoro dell’economista di Harvard, Robert Putman, a ricordarci il valore del capitale sociale. I governi progressisti fanno il gioco delle tre carte e abbandonano le grandi speranze dell’individuo, quali il diritto allo studio e ad eccedere alle cure mediche per merito nel primo caso e totalmente gratis nel secondo. I sindacati hanno sbiadito la lotta feroce per far valere il diritto del lavoratore. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE),non può far altro che constatare come il divario tra ricchi e poveri continui ad aumentare, secondo regole matematiche ben precise, dove i più ricchi inizieranno poi a “mangiare” i meno ricchi, sino a creare un latifondo di potere e denaro, che porterà a nuove forme di schiavitù, dipendenza e subordinazione.


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Gli ideali verranno probabilmente ripresi in considerazione quando l’elastico sarà teso oltremisura e sarà impossibile compensarlo con il telefonino o con facebook. Una grande guerra impedirà ai cybernauti di collegarsi, e i più s-fortunati vedranno i sopravvissuti girare con il telefonino in mano alla ricerca disperata d’una connessione, come zombie vagare senza una meta precisa.

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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