L'editoriale — 27 gennaio 2010
Cuba: “Ad Haiti? Medici, non soldati”

Fonte foto: internet

Ad Haiti si procede grazie alla spinta esercitata dall’umanità di un sconfinato numero di persone sparse nel globo che hanno operato in ogni modo per permettere che il luogo colpito dalla disgrazia potesse avere gli strumenti quantomeno basilari per sopperire al gravissimo stato d’emergenza.

Ma la spinta propulsiva talora consta di una tale energia che rischia di non convogliare a beneficio del funzionamento del sistema. Al contrario. E’ un po’ quel che è successo ad Haiti.

Chi è andato ed ha visto la piaga che il devastante earthquake ha lasciato dietro di sé, la narra senza difficoltà alcuna. Tutti sono concordi col dire che mentre la macchina della solidarietà si muoveva a pieno ritmo, quella organizzativa girava in un vortice senza fine, cercando di capire chi dovesse prendere il comando delle operazioni e come si sarebbe dovuto procedere.

Bertolaso, capo della protezione civile italiana ha fatto una osservazione, che la Clinton ha mal digerito ed ha sbottato offesa pavoneggiando la propria autorità e classificando Bertolaso come quel qualunquista che tesse le proprie critiche incostruttive sulla base di risultati già scritti. E’ intervenuto Berlusconi ed ha fatto da pacere. O così ha tentato. Come se ora i problemi fossero i rapporti tra Italia e USA.

L’oggetto è Haiti. Come emergenza. Chi di noi ha donato si è sentito partecipe.

Noi ad Haiti vogliamo medici e non soldati. Così è stato detto da Castro nell’ultimo editoriale e così è stato sottolineato dai titoli dei più autorevoli periodici europei, dove sie videnzia come gli Stati Uniti facciano confusione tra missione umanitaria e missione militare. L’editoriale che arriva da Cuba, vicina di casa di Haiti e che in questo momento sta offrendo per l’appunto professionale qualificato, viveri, spazio aereo e territoriale, si chiede, come mezzo mondo sta facendo a cosa servano tutte quelle migliaia di marines armate fino ai denti e con quale diritto pretendano di comandare altre organizzazioni e Nazioni. Castro nell’editoriale torna anche ad un altro dramma, quello di new Orleans. Cuba in quel frangente di emergenza offrì aiuti immediati e la partenza di oltre mille medici. Quegli aiuti furono rimandati al mittente con lo stolto consiglio di adoperare quegli stessi mezzi in casa propria, e ancora una volta si fece l’errore di non siprassedere ai dispettini tra bimbi, che stanno negando a due popoli civili di riunirsi e cooperare, come è nelle aspettative di tutti da oltre mezzo secolo.

Castro nell’editoriale riporta, parlando di New Orlenas queste parole “Per la nostra mente non passò nemmeno l’idea che il Presidente di quella nazione avrebbe respinto l’offerta ed avrebbe permesso che un numero di nordamericani che potevano salvarsi avrebbe perso la loro vita. Forse l’errore di quel Governo consisté nella sua incapacità di capire che il popolo di Cuba non vede nel popolo nordamericano un nemico, né un colpevole delle aggressioni di cui è stata vittima la nostra Patria”.

Ora un vertice in programma dovrebbe definire la logistica degli aiuti, sperando che tra mille improvvisazioni nasca un progetto a lungo termine. Si vocifera di una ricostruzione che necessiterà di oltre dieci anni e già ci si chiede se i marines USA resteranno sull’isola ed in che vece. Nel frattempo i morti hanno superato el 150000 mila unità e sotto le macerie si parla di altrettanti dispersi.

La serata che le star americane hanno organizzato ha portato ad un grande risultato di oltre 60 milioni di dollari raccolti. Una somma incredibile se pensiamo che sino ad ora il governo statunitense ne ha stanziati 83 e il Giappone una quarantina (l’unione Europea oltre 400) E un po’ di gossip in mezzo a tante notizie non fa male, quando si è visto atterrare John travolta ed il suo team con gli aiuti portati dalla sua setta-religione Scientology.

Scelta  invece quantomeno di opinabile buongusto, quella portata avanti dall’ Independence of the Sea, il top tra le corazzate lussuose della Royal Caribbean Cruise. Questa nave da crociera infatti ha attraccato come nulla fosse sulla consueta baia haitiana, creando un resort paradisiaco per i propri clienti proprio a poche decine di chilometri dall’epicentro del terremoto. I partecipanti alla crociera si sono divisi, mentre il vice presidente della compagnia cerca di difendere la posizione affermando che tali scelte aiutano l’economia dell’isola a rimanesere in piedi e che comunque le navi erano anche state attrazzate per donare del cibo alla popolazione haitiana. Certo…non tenendo conto che in ogni caso non pare così fortunata la festa di abbinare cocktail, schiamazzi e sport acquatici a qualcuno, che proprio lì a fianco piange la perdita dell’intera famiglia e di ogni tipo di avere.

Mi va di ripeterlo. Inviamo medici e non soldati. Inviamo speranza e non bandiere politiche.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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