A trent’anni dalla guerra “Malvinas-Falkland”

Un conflitto che si prolunga da 200 anni, da quando l’Impero Britannico si impossessò illegalmente delle isole Malvinas, “ribatezzandole” in inglese, Isole Falkland.

ESP: Un conflicto que nació cuando el imperio británico colonizo ilegalmente la islas Malvinas, llamándolas Islas Falkland.

 

Un conflitto che si prolunga da 200 anni, da quando l’Impero Britannico si impossessò illegalmente delle isole Malvinas, “ribatezzandole” in inglese, Isole Falkland.

Un’abitudine, quella di cambiare il nome alle nuove conquiste, propria dei paesi europei colonizzatori di quel periodo, quando ancora non esistevano su carta i diritti territoriali internazionali.

Oggi gli inglesi ignari di questi diritti continuano imperterriti a occuparle.

Diritti che l’Argentina possiede e che non dovrebbero essere messi neanche in discussione, se prendiamo ad esempio in considerazione la regola internazionale che recita che tutto quello che si trova a 200 miglia dalla piattaforma sottomarina di un paese, appartiene al paese stesso.

A causa della rigidissima temperatura dell’isola l’unica risorsa di sostentamento negl’ultimi due secoli è stato l’allevamento delle pecore, introdotte sul posto dagl’inglesi.

Oggigiorno la popolazione è tutta di origine inglese ed ha conservato la propria lingua madre e come sistema di governo ha un reggente nominato direttamente dalla regina Elisabetta.

Dagli ’inizi dell’800 fino al 1982, tutte le trattative le discussioni per la restituzione delle Malvinas, si svolsero a “tavolino”, ma il 2 aprile dello stesso anno, l’Argentina decide di imbattersi in un conflitto armato per recuperarle.

Una guerra che iniziò non precisamente per “amor di Patria”, ma per fermare la probabile ribellione del popolo argentino disperato per il clima di terrore che regnava, sommato a una grave crisi economica che devastava il paese.

Era imminente un esplosione cittadina dalle conseguenze imprevedibili; la giunta militare al potere guidata dal generale Leopoldo Galtieri e denominata quella dei “Desaparecidos”, si ritrova davanti ad un bivio: usare le armi contro le massa oramai incontrollata  oppure distrarli con una guerra che si sapeva persa prima ancora di cominciare. La storia ci insegna che il Regno Unito , mai si è ritirato da un campo di battaglia sconfito.

Lo sbarco argentino sulle isole Malvinas avviene alle ore due.

Guerra a las malvinas fonte foto: http://www.emilianoromagnolinelmondo.it/

La popolazione inglese del posto presa a sorpresa mentre dormiva, si arrende immediatamente.

I militari argentini avevano sottovalutato certi aspetti tattici del conflitto: ad esempio credendo che la flotta aerea inglese non avesse l’ autonomia di carburante necessaria per arrivare dall’Inghilterra fino all’isole, non immaginando che il Brasile ed il Cile potssero  offrire alla nazione antagonista  lo spazio per il loro rifornimento.

Purtroppo i militari argentini avevano minimizzato sui probabili tragici risultati che li poteva attendere.

Il Cile che si rende ancora più traditore, facilita l’ingresso dal suo  territorio ai militari inglesi o forse di militari argentini dissidenti, che danneggiano più di cento aeri a terra, che non potranno più alzarsi in volo per combattere arrecando un grave danno all’aviazione argentina.

Il conflitto è durato meno di due mesi; perdono la vita 2000 giovani argentini sommati ad un considerevole numero d’invalidi, tutti veri figli del popolo, ragazzi provenienti da famiglie povere.

Ai rampolli delle famiglie ricche bastava pagare una tangente a chi di dovere per non andare in guerra ed il gioco era fatto..

Altre vittime furono gli allievi della nave scuola “Manuel Belgrano” nonostante si trovasse fuori dell’area di guerra. Viene attaccata e morirono più di mille giovani, non per le ferite d’arma da fuoco ma a conseguenza delle acque gelate del mare di Bhering.

Nel frattempo Bettino Craxi durante periodo nel quale la guerra era in corso, arrivò a Buenos Aires in qualità di emissario di Margaret Teachers, per mettere al corrente i militari che se non abbandonavano immediatamente le isole, la Capitale argentina sarebbe stata bombardata. Tra la popolazione a “vox popoli” si azzardò a dire che gli inglesi potevano addirittura utilizzare la bomba atomica!…

Impresso nella mia memoria a tre decadi di distanza resta un fatto quasi comico all’interno di questa di questa tragedia. Ricordo come mia madre e le mie zie, lavoravano a mano con i ferri fabbricando sciarpe di lana e quant’altro da mandare ai soldati. I soldati inglesi al contrario vestivano con tute speciali che gli permettevano quasi di conservare il caffè caldo dentro le tasche.

La eterna supremazia dell’esercito inglese!…

fonte foto: http://diasdealtatension.blogspot.com/

Tutti i soldati argentini morti sono stati seppelliti sul posto e alle famiglie è negato il permesso d’ingresso alle isole per visitare le loro tombe.

Oggi nuovamente si “muovono” le acque intorno alle isole: gli inglesi vogliono estrare petrolio dall’oceano circondante. La Presidente Cristina Fernandez con l’appoggio del Parlamento e del popolo, riapre le discussioni.

Nei trent’anni che sono passati la storia è cambiata, l’Argentina non è più sola. L’America Latina è un Continente maggiormente unito che in quel periodo e la Fernandez non commetterà la leggerezza di dichiarare la guerra all’Impero Britannico, come fece il suo omologo 30anni prima, anche se avrebbe come beneficio il consenso popolare.

Sicuramente si avvallerà delle regole internazionali per un confronto, che probabilmente vincerà e giustizia sarà fatta.

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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