Sport,Arte, Cultura & Scienza — 27 luglio 2010
A magic view of Cuba
cuba2010-24

Fonte foto: francesco

Mentre  lo sguardo è incuriosito da un bellissimo servizio che mostra alcune tra le innumerevoli opere d’arte offerte dal territorio cubano, non posso che riflettere su quanto questo lembo di terra, sia un arcipelago con un potenziale sconfinato d’entusiasmare.

Cuba s’affaccia al mondo e lo abbaglia con una ricetta segreta. Come quella della Coca-Cola. Un’antitesi per definizione che amo raccogliere in una similitudine. Non si sa quale sia l’ingrediente, o se sia la miscela l’elemento contagioso, ma crea quel sentimento definito Cubanite cui s’ispirano anche blog nostrani.

Bastano queste immagini per perdersi in sogni e farsi cullare dallo splendore della natura. Ci si sente più leggeri e ci si vorrebbe già con la valigia in mano, pronti a spendere giornate di sole piene e condividere ciò che l’Isola sa offrire.

Cuba ha questo potere e i più fortunati associano alle immagini che scorrono sullo schermo, anche ricordi ed emozioni, nati ed esplosi quando quella raffigurazione paradisiaca è divenuta realtà da immortalare e ricordare.

E così si pensa alle spiagge, alla capitale, alla natura, alla storia, al fascino coloniale, a specie naturali talmente inconcepibili ai nostri occhi da chiedersi chi è stato il fantasioso creatore a sfornarli. Possiamo osservare  luoghi incontaminati, cinti da una flora rigogliosa o da fondali adibiti a festa con la perfezione d’una barriera corallina, che da sola avrebbe il sacrosante diritto di eliminare le orride torri petrolifere, e chi se ne importa dei problemi del mondo per una santa sera. Là ci dimentichiamo, folgorati dalla bellezza la rincorsa all’avido potere ed ai folli acquisti d’un vuoto Natale. E ci appare chiaro il messaggio sepolto di vivere. Un senso di romanticismo vince la ragione o qualsiasi filosofia occidentale, giusta o sbagliata che sia.

Ci si affaccia e si ripercorre la storia recente e le bellezze artistiche. Se stai, tu, malizioso lettore, pensando che io mi stia riferendo anche alle donne, non erri. Anche loro sono immagini sacre, creature sontuose col loro sguardo che s’apre in un sorriso che svela classe, intelligenza, cultura e genuinità. Un tesoro, un aspetto imprescindibile dall’immagine di Cuba, e se pensate ad altro è perché vi perdete nella superficialità e non cogliete un’arte. Quell’arte che è magia e che la si ritrova sotto il portico in legno grezzo d’una semplice casa, magari un po’ decadente ma colma, quasi satura del fascino degli anni che si porta addietro con maestosità.

A Cuba si viene travolti dalle emozioni, dai sensi. Lo sapete e lo sappiamo. Si guarda da spettatore anche il più comune tra i rituali cubani, la loro prassi quotidiana, che a noi risuona così originale. Il loro modo di fare è una melodia che riecheggia nella nostra mente, scorre al di là della retina e ci pervade di gioia e stupore. Lì, il ronzio d’una sciame d’api brulica di suoni e colori, ed ogni singola parola, oserei dire lettera, si riempie di pienezza ed assume più d’un senso.

L’impatto è cos forte che si fatica a metabolizzare Cuba, a darle un senso. S stenta a contestualizzare così tanti elementi che ci piovono addosso con riflessi diversi, inesauribili.

Lì, in quei momenti, dove il tempo non s’azzarda a scandire i secondi, ci par di capire ogni cosa. E’ tutto chiaro. Il mondo ci avvolge ed i sensi ne sono sopraffatti. E’ una visione d’insieme. Ma sfugge subito via lesta, sgattaiolando silenziosa e rispettosa, così, in fretta, proprio com’è arrivata. C’è chi non capisce e non capirà cosa vuol dire contemplare un luogo e interagire con il mondo, l’ambiente. E’ questione di sensazione, percezione, fantasia ed un pizzico di romanticismo.

Poi qualcosa si scioglie, come un gelato al bimbo che ha atteso il suo turno dopo una estenuante ed inevitabile coda davanti alla Coppelia. Un altro esempio di quei miti fatti di semplicità e tradizione.

Lì torniamo a vedere. Si dissipa il sogno e quasi è un rinvenire dopo una lunga immersione. Cuba, che sopravvive, forte della sua identità. Un tessuto sociale affascinante e robusto, ma anche vecchio, e con qualche pezzo che stenta ad andare avanti o che lo fa con caparbia, proprio come una delle tante macchine anni 50, un altro simbolo in una ruota che gira, soffre e ripercorre la storia. Ma questo è un altro discorso…

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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