Breaking News L'editoriale — 06 ottobre 2011
9 Ottobre: 44° anniversario dell’assassinio in Bolivia di  Ernesto Che Guevara


Ernesto Guevara

Più di quattro decadi sono passate da quel fatidico giorno, e l’immagine del Che non accenna ad appannarsi, non si spegne, anzi si ingrandisce ed i fatti lo dimostrano. La fotografia più riprodotta nel 2010 è quella che mostra il suo viso nell’immagine catturata da Korda nel 1961, in uno dei momenti maggiormente  tormentosi della vita di Guevara e di Cuba intera, ossia il tentativo d’invasione da parte degli americani a Playa Giròn. Dietro a quell’immagine, c’è la storia di un uomo strappato alla vita prematuramente, ma che ci ha lasciato in dono un legame intellettuale e morale, difficilmente riscontrabile con altri uomini importanti della  storia.

Migliaia di libri che lo raccontano quasi sempre in modo positivo sono stati pubblicati in tutto il mondo, descritto come un eroe di chi lo ha amato o come un “terrorista” dai suoi detrattore ignari che la traduzione di “guerrillero” in realtà significa Partigiano.

“El guerrillero eroico” merita anche di essere ricordato come il giovane che plasmava il proprio carattere attraverso la cultura ed il lavoro, per realizzare il suo sogno di liberare l’America Latina dal dominio imperialista. Sogno infranto in quel fatidico giorno del 9 ottobre 1967, nelle inospitali montagne della Bolivia, abbandonato alla propria sorte dai partiti comunisti di Argentina e Bolivia, che mai fecero arrivare uomini ed armi come avevano pattuito.

Il giovane Guevara a soli quindici anni si dilettava con i grandi della lettura universale; Goethe ad esempio era il suo preferito. Al suo ingresso alla Facoltà di Medicina di Buenos Aires conobbe  Tita Infante, una ragazza militante nel Partito Comunista Argentino, responsabile della biblioteca dell’università la quale gli ispirò  la lettura di  autori come Marx, Enghel,Lenin…Tita è la più importane e cara amica dell’allora giovane Guevara, con la quale durante tutta la vita  avrà sempre una significativa  corrispondenza.

Era ancora molto giovane e si trovava in Guatemala quando avvenne  il “Golpe” contro Jacobo Arbens, l’allora Presidente Costituzionale  che aveva osato mettere in pratica la riforma agraria. Un gruppo di uomini armati, tra loro anche Guevara, nel centro della capitale cercarono di opporsi e miracolosamente furono salvati dal personale dall’ambasciata argentina. All’interno della stessa ambasciata divenne operatore volontario e realizzerà tutte le pratiche burocratiche, afficnhé 240 guatemaltechi potessero andare in Argentina come rifugiati politici. Un episodio che lo segnò profondamente e  fortificò lo spirito rivoluzionario. I fatti che proseguono nella vita del Che, sono tra i più conosciuti.

Non posso però  sottrarmi nel raccontare una vicenda personale: tre anni fa nella ricorrenza di questa data, realizzai il mio sogno giovanile, ossia  di arrivare a La Higuera dove perì il Che, partendo da Buenos Aires via terra. Visitai la“escuelita”, i quattro muri dove era ferito e indifeso e dove fu colpito a morte da un soldato ubriaco pagato per tale compito con soli 50 pesos. Oggi museo alla sua memoria in un angolo tra emotivi ricordi, domina lo spazio, la sedia nella quale fu legato e che conserva tutti un rosso sangue, simbolo della tragedia; dall’alto poi  guardai il letto del fiume dove fu ferito e fatto prigioniero. Un luogo  questo, avvolto nel silenzio tombale e “intriso” da una povertà estrema, talmente estrema  che risulta faticoso descriverla. Concludendo il  mio viaggio visitai   Valle Grande, il luogo  dove li furono tagliate barbaramente  le mani.

Fonte foto Internet

Per lungo tempo  tristi pensieri popolarono la mia mente, ma  riflettendo sono arrivata alla conclusione che l’assassinio del Che ha aperto involontariamente  la strada, ad  un processo rivoluzionario che sembra si stia propagando in tutto il continente latinoamericano.

Dopo  questo viaggio, ai sentimenti di rispetto, ammirazione, affetto che ho sempre provato per Ernesto Guevara,  ne ho aggiunto in modo naturale  un altro: la  pietà. Pietà, per la sofferenza patita in quelle inospitali montagne, privato di tutto, lontano dalle persone  che amava e che  lo amavano, e pietà per la sofferenza fisica patita che lui provòal momento della cattura.

Una morte sicuramente  ingiusta,  ma Ernesto Guevara non morì  invano.  Io penso che quelli che ora indossano la maglietta con impresso il suo viso si chiederanno: chi era questo uomo? La risposta che ne seguirà probabilmente sarà , “uno che voleva un mondo migliore” ed in tanti cercheranno di sposare la sua causa. La vittoria di Ernesto Guevara  è proprio questa, il Che non ha vinto in Bolivia  ma vince quotidianamente attraverso chi segue il suo prezioso esempio.

Chiudo questo tributo  al CHE con le parole che lui  scrisse: “Cuba faro del  Latino America.”  Ed io aggiungo: Ernesto “Che” Guevara faro di tutti quelli che hanno sete di giustizia”.

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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