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11 Settembre, 38° anniversario della morte di Salvador Allende

Di Inès Cainer

“IL dramma accade in Cile, per il male dei cileni, però rimarrà nella storia come qualcosa che successe senza soluzione a tutti gli uomini di questo tempo e che persisterà nella nostra vita per sempre”. Gabriel Garcìa Màrquez.

Salvador Allende. Fonte foto: stampalibera.com

Sicuramente tutti i mezzi d’informazione l’11 Settembre, riempiranno le testate rievocando  la tragedia delle Torri Gemelle, come accade di consueto nella ricorrenza di questa immane tragedia; ma non dedicheranno alcuna riga in ricordo della morte del Presidente costituzionale cileno, Salvador Allende, avvenuta nel 1973, sospinta anche da mani criminali.

Salvador Allende, una vita politica interamente dedicata al servizio del suo popolo; nato a Valparaiso (Chile) nel 1908, a solo 23 anni si laurea in medicina.

Laureatosi in medicina all’Universidad de Chile nel 1932 inizia a lavorare come medico, impegnandosi anche come delegato nelle lotte sindacali; contemporaneamente fonda il Partito Socialista Cileno.

Inizia la sua vita attiva in politica con la carica da deputato nel 1937,  essendo in quel periodo Segretario nazionale del partito; nella sua ascesa verso al governo verrà nominato Ministro della Sanità.

Dal 1966 al 1969  sarà Presidente del Senato, candidandosi a Presidente della Repubblica nel 1970. Vince le elezioni e la sua figura passerà alla storia come il primo Presidente Socialista del Cile, scelto per via democratica.

Politico chiaro e determinato nel suo primo discorso diretto al popolo, esprimerà una frase che probabilmente  “colpirà nel  cuore” coloro  che programmarono la sua morte:“In America Latina la grande massa comprende la tappa storica nella quale vivono, prende coscienza del dramma dei Paesi in via di sviluppo e sano perfettamente bene che il grande nemico di ieri, oggi e sempre è l’Imperialismo!.”

La sua scelta programmatica per governare comprenderà quarantuno punti, tutte misure atte a  sradicare le diseguaglianze sociali, come garantire il latte tutti i giorni a ogni bambino cileno.

Sicuramente furono due le misure, le più indicative che portarono la  fine del governo Allende: la riforma agraria con la concessione di crediti bancari ai contadini per acquistare le loro terre e,  la più “irritante”, la nazionalizzazione del rame. Molto spesso il Presidente ripeteva questa frase:  “il rame è il pan del Cile, perché dobbiamo lasciarcelo rubare”?…

Il rame, la riserva mineraria più importante del Paese e sicuramente del mondo, in quel periodo produceva il 20% del fabbisogno mondiale. Tutta la produzione era in mano alle multinazionali straniere che tra il 1965 e 1970, avevano ottenuto profitti per quasi 600 milioni di dollari.

Salvador Allende aveva osato troppo e per quelli che ardivano nei loro intenti  vi era  un piano diabolico  ben congegnato, conosciuto (troppo tardi) come il “Plan Condor”; ideato a tavolino nei saloni della sede del governo in Asunciòn, capitale del Paraguay.

Víctor Jara. Fonte foto Wikipedia

Parteciparono all’esecuzione del piano, capi militari di quasi tutti i paesi latinoamericani e ovviamente il principale ideatore, Henry Kissinger posteriormente premiato con il Nobile per la pace.

“El Golpe” del Cile fu uno dei tanti che accaddero nel Continente tra 1960-1970  e che “obbedivano” al suddetto piano .

Nella drammatica sera dell’11 settembre 1973, Allende cercò di resistere ma fu annientato insieme a tutto il suo popolo, sarà ammazzato a colpi di fucile dentro il Palazzo della Moneta, a Santiago del Cile.

Il popolo che cercò di resistere fu incarcerato  perseguitato e torturato; più di duemila persone furono  portate in un campo di calcio e fucilati. Forse la storia più straziante è quella del cantautore Victor Jara che fu anche un  importante militante del Partido Comunista de Chile e membro del comitato centrale delle Juventudes Comunistas de Chile. Mentre cercava di intrattenere i prigionieri con la sua chitarra,  per evitare che continuasse a suonare  gli furono tagliate le mani  prima di essere colpito a morte

Della tragica storia del Cile, la pagina più dolorosa è rappresentata dal fatto che il suo principale esecutore non sia stato mai giudicato per i crimini commessi.

Augusto Pinochet morì tranquillamente nel suo letto, con la benedizione di grande parte della chiesa cattolica.

“Nunca Màs”, due parole che vorremo fare vere per sempre noi latinoamericani.

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Articolo scritto da:

Scrittrice nata in Argentina, ma di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità un pezzo di storia che ci appartiene; l’emigrazione italiana in Argentina. Collabora con ThisIsCuba.net per editoriali e notizie dal latino america

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