Come se la passano gli italiani in Repubblica Dominicana?

Le morti in Repubblica Dominicana di connazionali italiani non può che far riflettere, oltre che per la morte in sé, per il modus operandi della polizia dominicana. Si parla tanto di Venezuela, ma erroneamente non si pensi che questa sia una realtà totalmente differente, dove le proteste del popolo dominicano sono smorzate solamente per il basso livello culturale medio, il miglior alleato del governo per impedire alle persone di essere consapevoli degli abusi e delle ingiustizie protratte ai loro danni tutti i giorni. Forse il popolo venezuelano ha la differenza di avere una maggior consapevolezza di questa situazione, e forse il governo venezuelano viene osteggiato per la propria sovranità dichiarata da qualche potente nemico esterno.

Ma come se la passano gli italiani in quel che si crede sia il paradiso dei caraibi?

L’Italia dovrebbe essere ben rappresentata e difendere i propri cittadini. Sia chiaro, difendere gli innocenti e soprattutto denunciare a spada tratta gli abusi e le ingiustizie. Negli ultimi anni, a prescindere dalla presenza massiccia degli italiani sull’Isola caraibica, la Farnesina s è mossa nella direzione contraria, in modo poco trasparente. Sono stati calpestanti gli interessi di quella parte della popolazione italiana registrata all’ AIRE e che pur avendo trovato casa in un altro luogo, non hanno tagliato il proprio cordone ombelicale con il tricolore. Anzi, l’italiano anche in queste latitudini è motivo d’orgoglio e d’inventiva, sventola orgoglioso la propria bandiera tricolore mostrando arte e dedizione per un lavoro che spesso eseguiamo in forma unica, come tutti ci riconoscono, tra professionalità e folklore.

La chiusura dell’Ambasciata è stata la rappresentazione massima di un taglio ai servizi diplomatici basilari, e a tutte le mansioni ufficiali importanti che un corpo istituzionale dovrebbe fornire. Gli italiani hanno dovuto far riferimento addirittura all’Ambasciata di Panama, figuriamoci ogni qualvolta si presentava un’emergenza.

Tra queste anche delle morti, dalle autorità dominicane spacciate come suicidi, che per l’appunto hanno coinvolto connazionali. Non serve poi molta astuzia ed intuito a capire che alcuni suicidi sono stati spacciati come tali per semplici interessi. Interessi di che tipo direte? Beh, la polizia in questa fantomatica repubblica oligarchica è un corpo quasi totalmente corrotto, così come il corpo politico e a dire il vero, l’intero sistema. I soldi non sono poi così tanti e quando arrivano spariscono non tanto per riportare ordine ed uguaglianza sociale, quanto per accentuare i controsensi e le differenze sociali. 

Ed ecco allora che un caso arriva agli investigatori. Pagati poco e male, caldo spesso asfissiante che abbassa il livello già precario di senso della volontà e del dovere, mancanza di mezzi adeguati, disordine che regna sovrano ed intacca il modo di pensare che da logico diventa istintivo. Arriviamo quindi al caso di un italiano residente a Juan Dolio e trovato impiccato con tanto di lividi e con indubbie arti nascoste d’equilibrista per arrivare a quel gesto tanto deplorevole quanto drammatico.Tocchiamo poi il caso d i Punta Cana, località turistica fatta di lusso nei resort e povertà fuori dagli stessi, dove ha perso la vita un farmacista ventottenne di nome Alessandro Grandis, un ragazzo con tutta la vita davanti. Purtroppo Alessandro Grandis è solo un italiano non rappresentato, non è statunitense e non fà neppure Vicini di cognome, una delle ricche famiglie del paese, di discendenza italiana, che controlla le attività economiche più influenti del paese.

Lidio Spadavecchia, una sorta di Ambasciatore d’una Ambasciata ripulita, che sulla carta è “l’incaricato d’affari” della stessa sede diplomatica (giusto per iniziare a fare confusione con gli incarichi sin dall’inizio), ringrazia la collaborazione della Repubblica Dominicana invece di pressare per dei controlli fatti rigorosamente. Mi si risponderà che è il classico modo di agire del diplomatico, mediare mediare, senza compromettere quel pseudo rapporto di stabilità che fà e non fà. Tipico della cultura democratica, che ha rovinato l’animo nobile ed audace della maggior parte degli individui.

Ma qui, in Repubblica Dominicana,il bello apparente dei caraibi, le palme ed il mare cristallino non è altro che il tratto visibile d’un grosso iceberg, che nasconde un lato nascosto complesso e pericoloso quando si tenta di andare in profondità. E’ il caso dei genitori di Alessandro Grandis, che devono forzatamente conoscere una realtà dove i nostri punti fermi vacillano e dove le certezze vengono meno. La Repubblica Dominicana dove gli Amet, corpo di polizia stradale  multa i turisti quando sono esposti a guidare con una ben riconoscibile auto noleggiata o chiunque non decida di girare blindato in autovettura dove i vetri sono oscurati per la propria sicurezza. Qui, dove si rischia che qualcuno manometta delle prove o ne crei ad arte per condannarti e rovinarti l’intera esistenza. Qui, dove le istituzioni tacciano o vagano silenti, incuranti delle sorti dei connazionali. 

Il governo dominicano è rappresentato dal PLD, un partito di centrodestra, la cui attività per ciò che concerne le politiche sociali è nulla e che gioca sul bassissimo potere d’acquisto dei lavoratori, mantenuti in un esteso stato di povertà/miseria alimentare, sociale, sanitaria. Stipendi inadeguati ad un dignitoso costo della vita, e quindi escamotage che le persone devono inventarsi per arrivare a fine mese e che sono responsabili della corruzione, il male dell’uomo e societario più grande. Un governo che punta tutto sul turismo e che quindi non può permettersi di diffondere i dati reali legati alla criminalità, ai sequestri, ai ricatti, agli omicidi, allo spaccio. Ecco perché nascondere le prove è un ordine, un modus operandi dettato dall’alto. Ecco perché i numeri sulla crescita economica della Repubblica Dominicana, sono uno specchietto per le allodole, utili ad aumentare gli investimenti stranieri e il prezzo a metro quadro dei lotti edificabili delle zone balneari. 

L’Ambasciata ha un senso solo se si coltivano gli interessi del popolo rappresentato in modo etico, e, come detto, una istituzione che deve essere forte, irremovibile nelle proprie decisioni anche a costo di attaccare fortemente il Paese in cui ha sede. I diplomatici che ci rappresentano non devono pensare alla giustezza delle proprie decisioni secondo quanto conveniente per la propria carriera. Ci auguriamo che il Dott. Spadavecchia e tutti i collaboratori, che hanno sostituito i predecessori, riescano ad ottenere questi risultati e che sappiano farci scordare il passato d’una Ambasciata infangata da presagi di corruzione e voci sinistre mai smentite. 

Se dopo aver letto bene l’articolo vi permane il desiderio di trasferirvi in Repubblica Dominicana, scriveteci pure e qualche consiglio ve lo daremo sicuramente.

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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